Risale
ad ormai 5 anni fa questo album d'esordio dei
finlandesi Sonata Arctica. E si tratta di quel
che si definisce un esordio col botto.
Benchè il sound della band sia qui ancora
parzialmente debitore (perlomeno in alcuni pezzi)
ai connazionali Stratovarius, dai quali saranno
anche lanciati facendogli aprire i concerti dell'Infinite
tour, vengono qui presentati una decina di pezzi
di grande valore e con tutte le premesse x lo
sviluppo di uno stile piu personale, cosa che
avverrà a partire dal successivo SILENCE.
Ma andiamo con ordine: l'album
è aperto da "Blank File": puro
power sparato a 200 all'ora con chitarre tiratissime
e le acute vocals di Tony Kakko a guidare le
danze. A dire il vero ogni tanto il pur bravo
Tony esagera persino un po' con gli acuti, probabile
segno di una maturità tecnica non ancora
perfettamente raggiunta. Completamente diversa
è la seguente, bellissima "My land",
brano melodico che parte tranquillo per poi
decollare pian piano trascinando con se l'ascoltatore
in un vortice emotivo, pur senza mai eccedere
in velocità e tecnicismi. Ben riuscito
anche lo stacco atmosferico che precede il finale.
Si torna ad accelerare con "8th Commandment",
altra fast-song sparata in cui sono però
molto più evidenti le somiglianze ai
pezzi più veloci degli Stratovarius.
Pezzo molto diretto, rimane comunque discreto
x la capacità di coinvolgere l'ascoltatore
nella sua semplicità. Si arriva cosi
a "Replica" una buona power-ballad
che ha dalla sua melodie davvero azzeccate e
un ben riuscito break centrale. Una cosa che
mi ha colpito favorevolmente è il fatto
che la band punta molto anche sul lato emotivo
delle canzoni, e questo brano ne è un
esempio perfetto. La successiva "Kingdom
for a heart" è invece una discreta
power song, divertente ma nulla più.
Di tutt'altra pasta si rivela invece "Fullmoon",
vetta compositiva dell'album, nonchè
uno dei migliori pezzi power degli ultimi anni:
dopo un inizio atmosferico con solo voce e tastiere,
il pezzo aumenta il ritmo sfociando in un ritornello
che definire vincente è poco (nel famoso
concerto con gli Stratovarius di cui prima,
riuscirono a farlo cantare alla grande a tutto
il pubblico presente che per 3/4 neanche li
conosceva). A questo si deve aggiungere anche
una melodia e una costruzione non banali: è
proprio in pezzi come questo che si notano le
ancora notevoli potenzialità evolutive
del sound della band. Settimo pezzo dell'album
e secondo lento con "Letter to Dana"
classica ballad ad alto tasso emotivo e melodie
non propriamente originali. Comunque apprezzabile
anche se un po' eccessiva nei suoi sei minuti
di durata. "Unopened" è un'
altra di quelle power song veloci e immediate
che la band sa costruire benissimo. Una nota
di merito in questo va alla chitarra di Jani
Liimatainen (spero di averlo scritto giusto..)
dotato di ottima tecnica e di un notevole gusto
melodico nel suonare le sue parti. Pezzo molto
tirato si rivela "Picturing the past"
dove esplosivi assoli incrociati di chitarra
e tastiere si alternano in continuazione alle
sfuriate vocali di Tony senza lasciare una attimo
di respiro. Chiude la lunga "Destruction
Preventer" che dopo un intro atmosferica
parte in quarta con un sound che ricorda molto
gli
Stratovarius di Visions, per proseguire in un
alternanza di parti veloci e altre più
atmosferiche. Il pezzo è buono anche
se un po' troppo vicino a quanto fatto da Tolkki
& Co.
In conclusione dico che per
la qualità della maggior parte dei brani
il disco meriterebbe un voto altissimo, per
l'originalità del sound un po' meno.
Tenuto comunque conto che si tratta di un disco
d'esordio, che comunque in molti pezzi la band
dimostra già personalita sufficiente,
e ancor più lo farà negli album
seguenti, voglio comunque assegnare un punteggio
elevato a questo album. Bravi.