All'inizio
degli anni ottanta i fratelli Jon e Criss Oliva
(la cui famiglia era di emigranti italiani) formarono
in Florida una band di nome Metropolis, in cui
suonavano cover di Kiss, Deep Purple e Black Sabbath.
Successivamente cambiarono nome in Avatar e arrivarono
alla pubblicazione di un EP nell'82, "City
Beneath a Surface", ma furono di nuovo costretti
a cambiare nome, essendo già utilizzato
da un'altro gruppo, perciò decisero di
chiamarsi Savatage (fusione di Avatar e Savage).
La line up che registrò il primo disco
della band era composta dal grande Jon Oliva alla
voce (e negli album successivi anche alle tastiere),
da Criss alla chitarra solista, Steve Wacholz
alla batteria, e da Johnny Middleton al basso
(che sostituì il Keith Collins). La proposta
musicale dei cinque ragazzi era ispirata a sonorità
trash (siamo proprio in quel periodo) unite ad
un classico heavy metal di stampo ottantiano (Priest
e Maiden in primis tra le influenze del combo)
con ritmiche molto speed.
Il pezzo di apertura è proprio la title
track, "Sirens", introdotta da un sinistro
arpeggio di Criss Oliva, accompagnato da un sottofondo
di campane, che sfocia in una ritmica incidente
con riffs heavy sopra cui si staglia la voce graffiata
e allucinata del mastodontico Jon Oliva: ottima
opener, in cui si alternano parti arpeggiate ad
altre più dure.
"Holocaust" spiega già di per
sè di cosa si tratta: ottime parti trasheggianti
con una superba prova vocale di Jon, che sfodera
già in questa sede alcuni dei suoi urli
sovraumani: devastante!
"I Believe" è nuovamente introdotta
da un oscuro arpeggio di Criss, a cui fa il verso
l'ispirata voce del fratello, per poi sfociare
in una hard'n'heavy song, quasi una cavalcata:
bello l'assolo di Criss, nonchè il riff
portante.
"Rage" è forse il pezzo più
speed (ricorda un po' gli Accept) di tutto il
platter, che mette bene in mostra il trade mark
del gruppo: rabbia e ottime soluzioni chitarristiche.
"On the Run", pur iniziando con la chitarra
a mille, si trasforma in un mid-tempo cadenzato
su cui si staglia un muro di chitarre molto sabbathiano:
bella la parte delle strofe, qualcosa in più
forse ci si poteva aspettare dal ritornello, ma
buona prova complessiva.
"Twisted Little Sister" ricorda molto
i primi Judas Priest ("Dissident Aggressor"
di "Sin after Sin") sia per la chitarra
arrembante, che per il cantato di Jon: buona dose
di heavy dei '70.
Con "Living for the Night" arriviamo
ad un altro dei pezzi caratteristici dell'album:
ritmo veloce, strofe melodiche e riffs sempre
all'estremo del trash primordiale.
"Scream Murder" è un'altra bella
track, una cavalcata (maideniana) che ci offre
un'esaltante prova del basso in particolare, nonchè
dei due fratelli Oliva: Criss in un assolo con
tanto di tapping, e Jon nei suoi acuti micidiali.
"Out on the Street" parte come una ballad,
merito anche della espressiva voce di Jon, per
trasformarsi nel ritornello in una rock song molto
melodica e tornare subito dopo a toni più
soft: il tutto però è amalgamato
benissimo, ottimo l'assolo.
Il disco però è composto anche (almeno
nella nuova versione) da due bonus tracks: "Lady
in Disguise" e "The Message". La
prima è una ballad, molto led-zeppeliniana
(la voce ricorda Robert Plant) ed è arricchita
da un dolce arpeggio di Ciss Oliva. La seconda
è un tipico pezzo heavy metal con cori
molto melodici e graffianti nel ritornello e ancora
va elogiato il lavoro di chitarra del compianto
Criss.
In sostanza questo album rappresentò l'inizio
di una grande legenda del nostro genere preferito
e sin da questo esordio si riescono a vedere quelli
che sarebbero stati i punti forti del loro sound:
melodia, rabbia, potenza e anche romanticità.
Va comunque tenuto conto però che in seguito
la band sfornerà i veri capolavori ("Streets",
"Gutter Ballet" ed "Edge of Thorns"),
ma di sicuro questo fu il punto di partenza di
una delle band più originali e importanti
dell'heavy metal.