Questo
"Handful of Rain" è forse il
disco che segna uno dei momenti decisivi della
storia dei Savatage: a un anno dalla morte per
incidente stradale del mai troppo rimpianto Criss
Oliva, entra in formazione l'ex axe-man dei Testament
Alex Skolnick, ma la maggior parte dei pezzi sono
stati registrati da vari musicisti (compare tra
i nomi quello del batterista Wacholz, che però
era già uscito dal gruppo mesi prima),
anche se composti dal polivalente Jon Oliva (che
ha contribuito anche ad alcune linee di basso
e batteria, oltre che di tastiera), che però
figura solo in veste di collaboratore e non di
membro stabile della band.. Alla voce è
sempre presente il mitico Zak Stevenson, dopo
l'esaltante prova in "Edge of Thorns".
Il brano apripista è affidato a "Taunting
Cobras", heavy-trash song che ricorda molto
i primi Metallica e Megadeth: riffing tagliente
e veloce, voce aggressiva, ritornello ritmato,
il tutto condito dalla prestazione superba dell'ex
Testament: si salvi chi può!
Si arriva quindi alla title-track, "Handful
of Rain", introdotta da un arpeggio molto
bluesly, su cui si staglia l'evocativa voce di
Zak, in un crescendo quasi paganiniano, fino a
sfociare in un riffing tra l'Hard Rock e il Trash,
dove a spadroneggiare sono la chitarra e la batteria:
si ritorna poi per un breve momento ad atmosfere
più blues, per poi tornare a ritmi più
duri e per finire allo stesso modo dell'inizio.
La succesiva "Chance" è un brano
ancor più articolato: si parte con piano
e voce, poi si arriva ad un intermezzo sinfonico,
ed infine parte il pezzo vero e proprio, caratterizzato
da riff duri e da un pre-ritornello melodico.
Ottima ancora la prova di Skolnick, soprattutto
nell'intro classico di Stevenson che riesce a
creare atmosfere suggestive, e non da meno quella
di Jon (creativo come sempre).
Con "Stare into the Sun" si passa ad
un ritmo più cadenzato (quasi rock/blues
settantiano) nelle strofe, per poi sfociare in
un ritornello sempre lento ma su cui si staglia
il muro di chitarra: buona la prova del basso
e della batteria, quest'ultima in grado di rendere
bene i cambi di tempo tra strofa e ritornello.
"Castle Burning" è incentrata
sulla storia di Giovanni Falcone, e la caratteristica
principale del pezzo è proprio la bravura
che hanno i Savatage di passare da tempi più
soft ad altri più ritmati e sincopati:
l'inizio sembra uscito da un film di Morricone.
"Visions" è invece un brano strumentale
in cui si nota la grande vena creativa di Jon
Oliva, bravissimo nei cambi di tempo col pianoforte:
bel pezzo sinfonico.
"Watching You Fall" è su atmosfere
più soft, e a strofe con voce e piano,
si passa ad un ritornello triste e malinconico:
la song è incentrata sulla guerra in Bosnia
(trattata l'anno successivo nel concept album
"Dead Winter Dead"). Da sottolineare
anche il bridge centrale, veramente ben costruito,
e l'ispiratissimo assolo di Skolnick.
"Nothing's Going On" è una classica
heavy song, in cui la batteria è in primissimo
piano nel ritmo accellerato (uno dei pochi episodi
veloci dell'album"), ma anche la chitarra
riesce a rendere il tutto dinamico e tagilente.
"Symmetry" inizia con un arpeggio di
chitarra accompagnata dalla voce di Zak, per poi
stabilizzarsi in un mid-tempo in cui si alternano
parti acustiche a parti elettriche: ottimi i controtempi
di batteria nella parte centrale del pezzo.
Il disco si chiude con "Alone You Breath",
song dedicata a Criss Oliva, in cui a dirigere
il tutto ci pensa il maestro Jon con i suoi arpeggi
di piano strappa lacrime: bella l'interpretazione
canora di Stevenson, che riesce a rendere il giusto
tributo all'ex compagno, nonchè fondatore
dei Savatage insieme al fratello Jon. Grandioso
il finale in cui va apprezzato il lavoro di chitarra
(che ricorda quello fatto in passato da Criss).
Come bonus track compare inoltre la versione acustica
di "Alone You Breath", cantata e suonata
dal solo Jon.
Come detto in precedenza, questo disco segna l'inizio
di un nuovo capitolo in casa Savatage, che nonostante
il duro colpo subito dalla perdita di Criss, riuscirà
a comporre altri grandi album. "Handful of
Rain" ha poi il merito di aver sviluppato
ulteriormente il sound della band, merito anche
delle nuove idee portate dal nuovo arrivato, Alex
Skolnick, musicista polivalente, a suo agio sia
su lidi trash, che in altri ambiti musicali.