Secondo
album per i "Young metal Gods", premio
conferito ai Persuader sulla base di un contest
promosso dai più importanti metal-magazine
europei, e secondo colpo messo a segno per gli
svedesi. Un pò dappertutto questi giovani
sono stati accostati ai Blind Guardian, ed effettivamente
ad un ascolto poco profondo le sonorità
sono molto simili. Ma ascoltando più attentamente
ciò che fa divergere i Persuader dai bardi
è la loro attitudine, la loro scelta delle
linee sonore, la loro energia maggiormente "rude"
e "violenta". Anzi, mettendo a confronto
il nuovo corso dei ragazzi di Krefeld con i Persuader,
sono sicuro che più di un orecchio si sia
fatto rapire dai brani di questo platter, e molti
dei defenders dei bardi abbiano abbracciato la
causa del "ritorno alle origini" dei
nostri.
La band è capitanata
dal cantante/chitarrista Jens Carlsson (ora
a tempo pieno dietro il microfono), mente e
cuore dei Persuader, sostenuto dall'altro chitarrista
Emil Norberg (fratellino del chitarrista dei
Nocturnal Rites) e dalla sezione ritmica eseguita
da Efraim Juntunen e Fredrik Hedstorm. Il genere
proposto è, come avrete intuito, un power
metal teutonico con evidenti venature speed,
spruzzate generose di thrash e qualche richiamo
leggero al black. Ciò che comunque contraddistingue
i Persuader dagli altri gruppi power è,
non mi stancherò mai di ripeterlo, il
loro squisito gusto e bravura a rivisitare e
ad ammodernare sonorità che echeggiano
dagli eighties e nineties. Alcuni ritengono
che questa sia una pecca, e non di rado si trovano
delle solenni stroncature sulle riviste di genere;
il tutto, giustificato dal fatto che questi
svedesi non abbiano fatto altro che risuonare
le canzoni del celebre "Battalions of fear".
A mio parere, i Persuader possono essere accostati
di più agli Iron Savior (non a caso),
od anche ai Grave Digger, ma sempre precisando
che la loro musica è personalissima ed
ha portato una salutare ventata di freschezza
e gioventù in un ambiente quasi saturo
di gruppi-fotocopie e che continua a respirare
grazie alle fatiche dei veterani, come i Gamma
Ray.
Tornando al disco in questione,
dicevo in apertura di recensione che questo
è il secondo colpo per i Persuader. Se
già il primo album, "The Hunter",
aveva riscosso un discreto successo e aveva
attirato l'attenzione delle label sulla band,
grazie alla firma con la Noise/Sanctuary e alla
collaborazione con Sielck i nostri hanno perfezionato
il songwriting e hanno sfornato questo "Evolution
Purgatory", dieci tracce di metallo fuso
e rovente.
Il platter inizia con "Strike
down", opener schiacciasassi, e continua
con "Sanity soiled", perla pregiata
dell'album, con una ritmica forsennata e incessante.
"Masquerade" inizia con un riff di
tastiera, prontamente supportato dalle chitarre,
e poi il tutto va a riversarsi in un'altra sfuriata
che accenna a calmarsi solo nei bridge. "Godfather"
è un altra top-song del disco, che nel
suo incedere dà una carica epica irripetibile;
momento stupendo è sentire Jens che urla
al mondo intero "I am the Persuader!".
La successiva "Turn to dust" ha un
attacco fortemente ispirato agli Iron Savior,
e ugualmente si sviluppa nel resto dei cinque
e passa minuti. E qui si arriva, a mio parere,
alla migliore canzone del disco: "Passion/Pain".
Tutto in una canzone: melodia, break lenti,
e cavalcate velocissime di puro stile speed;
semplicemente fantastico, ossimoro di dolcezza
e rabbia tutt'uno, l'assolo. E di qui, in discesa,
con "Raise Hell", "To the end",
"Fire at will" (altro stupendo sfoggio
di pura attitudine speed) e l'ultima "Wipe
out".
Voce - Graffiata, potente e
aggressiva. Certo, le affinità con il
più blasonato Kursch sono evidenti, ma
in tutta tranquillità mi sento di dire
che in alcuni passaggi il giovane Jens riesce
a fare ancora di meglio nelle linee vocali.
Il sound della band gli permette di esprimere
allo stesso tempo rabbia e profondità
con la sua voce, senza tradire nemmeno una nota
di nervosismo o di tiro eccessivo. Anzi, sembra
che questo stile ruvido e diretto sia l'abito
perfetto per Jens. Assonanze (oltre al già
citato Hansi) si possono ritrovare in Piet Sielck
(che fa parte anche della crew delle backing
vocals). Nel contesto generale, trovo che la
prova vocale di Carlsson sia perfetta allo stile
proposto dai Persuader.
Chitarre - Riff granitici e
potenti, e assoli che alternano velocità
a dolcezza. Cosa si può volere di più?
Il songwriting di Jens e Emil associa sonorità
tipicamente power a lampi di genio puramente
thrash, senza disdegnare strizzate di occhio
al black Dimmu Borgir-oriented. Il risultato
è un mix fresco e pulsante, che non dà
nessun momento di pace nei quasi 50 minuti del
running-time.
Basso - Nel mezzo di questa
valanga di suono, il basso risulta poco accentuato.
La pecca non è però dovuta a Fredrik,
ma alla produzione (ne parlerò più
avanti). Le linee alternano riff semplici a
riff in cui si sente che il giovane svedese
ci sa davvero fare.
Batteria - Il vero punto di
forza dei Persuader. Sostenere le melodie frenetiche
e veloci di Jens e Emil è compito arduo,
ma che Efraim porta a termine col massimo dei
voti e anche con la lode. Patterns geniali si
alternano e si sovrappongono a scariche di doppia
cassa adrenaliniche che fanno da motore propulsore
alle parti più speed del disco. Thomen
Stauch è una similitudine abbastanza
pertinente, ma attenzione: similitudine e non
uguaglianza. Efraim è più pesante
e preferisce partiture più martellanti
rispetto ai frequenti stop&go tipici di
Stauch. Nel complesso, un solidissimo scheletro
su cui si poggiano le furiose linee degli altri
componenti della band.
Produzione - Sielck-Style. Basterebbero
queste due parole per descrivere una produzione
che può essere descritta come un triangolo
i cui vertici inferiori sono la batteria e le
chitarre e il vertice superiore è la
voce. Cosa manca? Come detto sopra, il basso
è lievemente penalizzato. Altresì
però, mi sembra doveroso dare un voto
positivo alle stupende backing vocals e agli
inserti di tastiere e sintetizzatore, mai troppo
invadenti e allo stesso tempo ben distinguibili.
Il voto, nonostante tutti questi
complimenti, non raggiunge l'eccellenza a causa
della discreta ma non sufficiente varietà
tra le varie canzoni del platter.
I bimbi crescono in fretta,
e bene. Un motto popolare dice "L'allievo
supera il maestro". Una volta, il ben più
quotato Cimabue poggiò la mano su una
tela del giovane Giotto per scacciare una mosca;
con sua immensa sopresa si accorse che la mosca
era parte del quadro dipinto. Chissà
se questi giovani svedesi un giorno riusciranno
ad esaudire le speranze delle riviste impegnate
a selezionare una band in cui riporre le speranze
riguardanti il futuro dell'heavy metal, e confermarsi
come "Metal Gods". Chissà se
i cancelli del Valhalla si apriranno al loro
cospetto...