Nel 1998,
in pieno boom del power metal, gli svedesi Nocturnal
Rites produssero questo loro terzo album, "The
sacred talisman" appunto, che pur non raggiungendo
le fortune dei connazionali Hammerfall, permise
alla band di ottenere una certa notorietà.
La proposta musicale si può classificare
come un incrocio tra il classico sound di band
quali Helloween e Gamma Ray, e sonorità
più vicine a quelle, appunto, degli Hammerfall
: voglio chiarire cmq che non si puo parlare di
fotocopia di questi ultimi, visto che le origini
e il sound dei Nocturnal Rites risalgono ai primi
anni ' 90.
L'arma vincente del gruppo è sicuramente
la capacità di scrivere canzoni semplici
e dirette (tutti i pezzi tranne uno sono sotto
i 5 minuti di durata), ma assai efficaci come
l'helloweeniana opener "Destiny calls",
immediata e trascinante, caratterizata da un ottimo
lavoro delle chitarre sia nei riff che in sede
solista. Più cadenzata e heavy è
la seguente "The Iron force", in cui
risalta l'ottima performance vocale di Anders
Zackrisson, che disegna melodie vagamente epicheggianti
e parecchio incisive. Pura energia: bastano queste
due parole x definire "Ride on": tre
minuti di power/speed melodico e potente al tempo
stesso. "Free at last" è un altro
pezzo veloce, che però si avvicina maggiormente
al classico power nordico, con un maggiore spazio
x le tastiere di Mattias Bernhardsson e un assolo
di stampo malmsteeniano. Dopo un apertura melodica,
"Hold on to the flame", si sviluppa
invece come una classica cavalcata power, per
poi sfociare in un altro refrain efficacissimo.
"Eternity holds" presenta invece una
vena class-metal, e sembra perfetta x fare sfracelli
dal vivo. Altro attacco in velocità è
invece la successiva "When fire comes to
ice", uno dei pezzi piu potenti del disco,
e anche uno dei migliori. Unica ballad dell'album
è l'epica "The legend lives on"
che, dopo un inizio x soli pianoforte e voce si
apre in improvvisi squarci elettrici all'altezza
del refrain. Ottima ancora una volta la performance
di Anders alla voce, che qui ovviamente risalta
in modo particolare. Se questo pezzo segna un
momento di calma, ad alzare di nuovo il ritmo
ci pensa "The king's command": tre minuti
di fuoco, in cui la band sfoggia tutte le sue
caratteristiche di potenza, immediatezza e ottime
melodie. Chiudono il
disco "Unholy powers" e "Glorious",
due buone power song, che però nulla aggiungono
(ma nulla tolgono) a quanto gia detto in precedenza.
In conclusione, un buon disco, che sicuramente
difetta un po' in originalità, ma che
in compenso ha dalla sua il fatto di essere
composto in gran parte da pezzi tremendamente
efficaci, che lo elevano nettamente al di sopra
della grande massa di uscite degli ultimi anni
in ambito power... e non è poco. Ottima
anche la prestazione dei singoli musicisti della
band, che peraltro di lì a poco andrà
incontro ad un cambio di formazione, con la
fuoriuscita del cantante, e anche di stile,
visto che a partire dal successivo "Afterlife",
si sposterà su sonorità nettamente
piu heavy (pur mantenendo viva la matrice power).