Ad un paio di
anni di distanza dal precedente "Waiting
for the dawn" arriva il secondo album solista
di Timo Kotipelto. Questo disco, che inizialmente
doveva essere solo un modo per dare
sfogo alla sua vena compositiva, che negli Stratovarius
non ha mai trovato grande spazio, assume invece
un' importanza fondamentale per il singer finlandese,
dopo i recenti avvenimenti che lo hanno visto
abbandonare la band.
Detto questo, bisogna dire che l'album, pur presentando
molti punti in comune con il sound degli Stratovarius
(soprattutto nei pezzi piu tirati), se ne distacca
un po' in altre parti, ed
appare impregnato di una vena malinconica, dovuta
all'influenza che hanno avuto sulle composizioni
sia i fatti accaduti con Tolkki e compagni sia
avvenimenti della vita privata di Kotipelto, come
lui stesso ha dichiarato in recenti interviste.
Avvenimenti che, ovviamente, hanno influenzato
pesantemente anche la stesura dei testi delle
canzoni.
Ma vediamo di scendere un po più nel dettaglio:
l'inizio è affidato a "Seeds of sorrow",
classica song di power metal nordico, sparata
ma al tempo stesso molto melodica e con i classici
assoli incrociati di chitarra e tastiere, strumenti
affidati su quest'album a due musicisti d'eccezione:
rispettivamente Michael Romeo dei Symphony X e
Janne Wirman dei Children of Bodom. Ottimo anche
il resto della line up con Jari Kainulainen degli
Stratovarius al basso, e il giovane Mirka Rantanen
degli emergenti Thunderstone alla batteria.
Si prosegue con "Reasons" un mid-tempo
di gran classe, che nel chorus mi ha
ricordato alcune vecchie cose dei Queensryche
e venato di quel mood malinconico che la farà
da padrone un po' in tutto il disco. Molto immediato,
il pezzo è anche il primo singolo dell'album:
scelta senz'altro azzeccata. Introdotta da un
oscuro giro di tastiera, a cui subito si sovrappone
il pesante riffing di Romeo arriva "Around",
canzone che poi acquista melodia e dinamismo grazie
anche alle belle linee vocali di Kotipelto. Azzeccato
anche l'assolo centrale di quello che, a mio parere,
è uno dei brani piu convincenti del disco.
"Can you hear the
sound" è un' altra classica power-song,
immediata e veloce. Pezzo piacevole ma nulla più.
Meno convincente risulta invece "Snowbound",
brano più lento e cadenzato, sulla scia
di certe canzoni degli Stratovarius (ad esempio
"Uncertainty"), che manca però
della potenza evocativa che di solito è
il punto forte di questo tipo di pezzi, non riuscendo
cosi a decollare pienamente. "Journey back"
è invece un pezzo veloce, sul cui riffing
aggressivo si innestano buone melodie disegnate
dalla voce di Timo. Brano molto diretto e piacevole,
anche se non eccelso. "Evening's fall",
si snoda invece piu lenta, cupa e malinconica,
riuscendo però a cogliere nel segno, grazie
anche ad un chorus azzeccato. La quasi title-track
"Coldness of my mind", è il pezzo
in cui si nota maggiormente la presenza di Michael
Romeo: il riff stoppato che lo caratterizza non
può non ricordare quelli di alcuni brani
dell'ultimo, splendido, "The Odissey"
dei suoi Symphony X. Il pezzo vive proprio sulla
contrapposizione tra la melodia delle strofe e
la durezza del riff-base con buoni inserti di
tastiera all'altezza del ritornello.
Forse il pezzo piu particolare del disco.
Ci si avvicina alla conclusione con "Take
me away" mid-tempo melodico, di sicuro poco
originale, ma parecchio efficace nelle sue atmosfere
malinconiche e nelle melodie, semplici quanto
dirette. La chiusura spetta a "Here we are"
che, aperta da una chitarra cupa e minacciosa,
si sviluppa poi in un mid-tempo piuttosto elaborato
e con belle melodie che sfocia nel trascinante
ritornello, per chiudersi con lo stesso cupo riff
con cui aveva avuto inizio.
Tirando le somme questo
"Coldness" è un disco che si
assesta su livelli medi: non è certo
brutto, ma non fa neanche gridare al miracolo.
Il problema principale sta forse nel fatto che
manca qualche pezzo che faccia fare il vero
salto di qualità (anche se non ci sono
nemmeno cadute clamorose). Sembra paradossale,
trattandosi del disco solista di un cantante,
ma a volte sono proprio le melodie vocali a
non essere particolarmente riuscite impedendo
cosi il decollo di alcuni pezzi. La prestazione
tecnica sia di Kotipelto che degli altri componenti
della band è invece ineccepibile, ma
su questo non credo ci fossero dubbi visto il
livello dei musicisti coinvolti.
Insomma un album discreto e anche piacevole,a
cui però manca quel qualcosa in più
nelle composizioni
che lo faccia decollare pienamente