Nel 1986, dopo
ben 10 album alle spalle che hanno letteralmente
scritto la storia dell'heavy metal (in particolar
modo gli ultimi British Steel, Screaming for vengeance
e Defenders of the faith) i preti di giuda si
trovarono ad un bivio musicale: proseguire secondo
la stessa linea oppure sperimentare nuove sonorità
provenienti dalla musica glam e pop anni '80.
La scelta dei cinque leatherboys inglesi cadde
sulla seconda strada e, insieme al produttore
Tom Allom, registrarono uno tra i dischi più
intriganti e controversi della storia del metal
(e non solo!). Registrato ai Compass Studios delle
Bahamas, il disco mette in evidenza le nuove sonorità
arricchite dall'utilizzo delle synth-guitar, ma
che nonostante tutto non cancellano il marchio
di frabbica dei 5 preti inglesi.
Questo disco sperimentale fu visto da alcuni come
il "metal del futuro" e venne molto
apprezzato, mentre dai fan più attaccati
alle precedenti releases fu visto come un passo
indietro. La verità? Sta nel mezzo, perchè
pur discostandosi per certi versi dal suono duro
(al quale Halford &co. ci avevano abituati)
questo disco vendette (e vende ancora) tantissimo,
e all'epoca riuscì a conquistare nuovi
fan, grazie soprattutto al tour che segui', il
"Fuel for life tour": uno tra i più
garndi nella storia dei Priest.
L'album inizia con la title-track, "Turbo
Lover", dove ad arrangiamenti con i synth
si susseguono riffs taglienti del duo Tipton-Downing:
è un pezzo in cui a ritmi cadenzati e ben
scanditi dalla batteria di Dave Holland ben si
amalgama la voce alta e sottile del "sempieterno"
Rob Halford, con un gran bell'assolo firmato Tipton.
"Locked in" invece è un pezzo
più hard-rock oriented che mette in evidenza
nuovamente il Metal God, questa volta su tonalità
più alte.
"Private property" inizia con le taglienti
synth-guitar a un ritmo più cadenzato,
scandito da cori antemici nel ritornello, ottimo
assolo ancora di Glen Tipton.
"Parental Guidance" è caratterizzata
da una melodia molto easy, ma azzeccatissima e
sono nuovamente i cori del ritornello a farla
da padrone: grande semplicità ma ben costruita.
La quinta track è una dedica a tutti i
fan dei Priest, "Rock you all around the
world", che su un tempo più tirato
e roccheggiante mette ben in mostra gli acuti
mostruosi di Halford e un ottimo solo di Tipton.
Subito dopo il tono si abbassa e dei synth molto
freddi (quasi alla Van Halen) introducono la perla
dell'album: "Out in the cold". Che dire?
Una canzone dei Priest così non si era
mai sentita! E' un mid-tempo che mette in mostra
tutta l'emozione espressa dalla voce di Rob, ben
supportata dal resto della band.
"Wild nights, hot and crazy days" è
invece un pezzo che risente molto dell'influenza
del glam rock losangelino di quegli anni, e rispecchia
bene lo spirito festaiolo dei Priest: it's only
rock&roll.
"Hot for love" invece è un brano
più atipico che forse non lascia il segno
che dovrebbe ma che comunque si segnala per il
bel duello tra i dui chitarristi.
L'album termina con l'iper-melodica "Reckless",
veramente bella dove la voce di Rob alterna parti
baritone ai suoi acuti sottili e taglienti: bello
il pre-ritornello e i chorus.
Cos'altro aggiungere? Di album così è
veramente difficile trovarne traccia! Naturalmente
il giudizio può essere contrastante: probabilmente
agli amanti di tonalità più dure
potrà non piacere, ma al contrario potrebbe
essere gradito ad ascoltatori di tutt'altra musica.
Fatto sta che per quei tempi fu qualcosa di particolare
e di innovativo che ha reso giustizia ai Priest
che hanno voluto osare. E allora? Ai posteri l'ardua
sentenza...
P.S.
Nella versione rimasterrizzata ci sono come bonus
track la unreleased "All fired up" (molto
speed e melodica) e la versione live di "Locked
in".