Dopo la dipartita
dalla band di Roland Grapow e Uli Kusch,che nel
frattempo sono andati a formare i Masterplan,autori
di un ottimo debutto, tornano in scena gli Helloween
forti dei nuovi acquisti Sasha Gerstner (chitarra)
e Mikkey Dee (batteria): quest'ultimo in realtà
ha solo suonato come ospite sul disco dopo che
Mark Cross (colui che era stato scelto come nuovo
batterista) si e' dovuto fermare x problemi di
salute.
Il disco purtroppo ha deluso in buona parte le
mie aspettative: è vero che la band torna
su quelle che sono le sue sonorità tipiche
in buona parte dei pezzi, dopo che il precedente
(e comunque buono) "The dark ride" ne
aveva visto un allontanamento a favore di suoni
piu heavy e cupi, ma lo fa senza la consueta incisività.
Intendiamoci: il disco non e' brutto in assoluto,
pero' troppo anonimo se confrontato con gli album
precedenti.
L'inizio in verità è abbastanza
promettente con due pezzi come il singolo "Just
a little sign" e "Open your life"
potenti e melodici come è nel classico
stile della band: la seconda in particolare
si delinea, a mio parere, come uno dei pezzi
migliori dell'album con un refrain che più
immediato ed efficace non potrebbe essere.
Le prime note dolenti arrivano con la seguente
"The Tune" una power song davvero
anonima. Discorso simile x la seguente e piu
melodica "Never be a star" song piacevole
ma nulla più, in cui a metà è
inserito un break in finto live francamente
inutile.
Decisamente piu convincente è"Liar"
che si sviluppa su ritmiche quasi thrash, risultando
il pezzo più duro dell'intero album.
E' un riff arabeggiante ad aprire "Sun
for the world" pezzo che si sviluppa in
un potente mid-tempo che accelera vorticosamente
all'altezza del ritornello. Molto buono.
"Don't stop being crazy" è
la ballad dell'album... discreta ma nulla di
memorabile. Veloce, melodica e divertente è
invece "Do you feel good?" che scorre
che è un piacere... certo non e' il massimo
dell'originalità ma mi sento di promuoverla.
La seguente "Hell was made in heaven"
fa centro come potenza ma molto meno come efficacia
in assoluto... ancora una volta devo parlare
di song discreta ma anonima... il problema è
che dagli Helloween mi aspetto qualcosa in più
che song di questo tipo.
"Back against the wall" ha almeno
il merito di staccarsi dalle sonorità
piu canoniche della maggior parte dell'album,
mentre del gruppo delle power songs "Listen
to the flies" si rivela uno degli episodi
piu riusciti. La conclusiva "Nothing to
say" è forse il pezzo più
controverso dell'album: molto originale da un
lato con i suoi riff di matrice hard rock (quasi
zeppeliniani) e lo stacco reggae (ascoltare
x credere), un pò troppo prolissa dall'altro
(e dire che con i pezzi lunghi il gruppo ci
sa fare... visti i precedenti).
Che dire in conclusione: è stato difficile
x me dare una valutazione precisa del disco
(considerando anche che gli Helloween sono uno
dei miei gruppi preferiti): se tutto sommato
si ascolta piacevolmente è però
vero che dopo qualche ascolto emerge la mediocrità
di parecchie songs, e il confronto con gli album
precedenti è comunque penalizzante x
questo "Rabbit don't come easy" (anche
guardando solo quelli dell'era Deris, e tralasciando
x un attimo i due inarrivabili Keeper). Insomma:
senza infamia... ma certamente anche senza lode.