Son passati
ben 17 anni da quando, nel 1987, gli Helloween
con questo album diedero praticamente vita a quello
che è il power metal odierno, perlomeno
nel suo volto più melodico. Già
questo può far capire l'importanza di questo
album, che entra di diritto fra i capolavori del
genere. Potenza, grandi melodie, assoli incrociati
delle due chitarre di Weikath e Hansen, ritornelli
di facile presa e la grande voce di Michael Kiske
(che proprio in quest'occasione fa il suo esordio
nella band): questi sono gli ingredienti del sound
della band, abilmente mescolati dalle grandi capacità
compositive di Weikath e Hansen, le menti del
gruppo.
Dopo la breve intro "Initiation" tocca
ad "I'm Alive" pezzo molto veloce, in
cui si staglia subito la voce di Kiske capace
di toccare vette incredibili, ben supportata dalla
devastante batteria di Ingo Schwichtenberg e dalle
due chitarre protagoniste di un assolo al fulmicotone.
La seguente "A little time" si mantiene
invece su tempi medi, e ha il suo punto di forza
nel ritornello: semplice ed immediato.
Il ritmo torna a salire con "Twilight of
the gods" grande speed-song che fonde alla
perfezione potenza e melodia. Bellissimo l'assolo
delle due chitarre. Un velo di tristezza sembra
avvolgere improvvisamente il disco con le prime,
malinconiche note di "A tale that wasn't
right", superba power-ballad in cui Kiske
da ancora una volta prova delle sue incredibili
capacità vocali, anche dal punto di vista
del feeling oltre che da quello della tecnica.
Il pezzo che viene dopo penso non necessiti di
presentazioni: "Future world" è
uno dei classici x eccellenza della band. Melodica,
immediata e trascinante, è il manifesto
perfetto del power metal sound. Sonorità
decisamente più cupe danno il via a "Halloween",
song che merita un capitolo a se coi suoi 13 minuti
di durata: parte decisamente sparata, per poi
passare ad atmosfere più oscure e misteriose
nella parte centrale prima di ripartire in quarta,
nel pirotecnico finale dominato dai ripetuti assoli
di Weikath e Hansen. Da dire che, nonostante la
notevole lunghezza, il pezzo è perfettamente
godibile già dai primi ascolti, grazie
anche ad un azzeccato refrain. Chiude la breve
(poco piu di un minuto) "Follow
the sign" in cui una voce sussurrata si fa
largo tra le evocative note della chitarra di
Kai Hansen.
Grandissimo disco, il cui unico
limite risiede nella brevità: 36 minuti
sono un po' pochi. Per il resto ci troviamo
di fronte ad un caposaldo del power metal che
sarà degnamente affiancato l'anno seguente
dalla parte 2. Imperdibile per chiunque sia
fan del genere.