Quarto album
per i nostrani Heimdall, band che ha sempre proposto
lavori di buona qualità pur non essendo
mai riuscita a raggiungere il successo di altri
power-act italiani ben piu blasonati. Quarto album
dicevamo, ma secondo dopo la sostituzione del
vecchio cantante Claudio Gallo con l'attuale:
Giacomo
Mercaldo ,la cui timbrica particolare risulta
molto efficace in alcuni frangenti, mentre mi
ha convinto un po' meno in altri.
Ma andiamo con ordine: la title-track "Hard
as Iron", posta in apertura, chiarisce subito
quelle che sono le coordinate sonore del disco:
un power cupo e molto potente il cui riffing in
stile Iced Earth è tinto di sfumature epiche
dalla voce di Mercaldo. Un brano diretto e di
facile presa, ottimo biglietto da visita per l'album.
Se l'inizio è buono, il seguito è
anche migliore: "Midnight" è
un brano multiforme che dopo un' intro melodica
si presenta come mid-tempo costellato di cori
e vocals epiche, per poi trasformarsi in una superba
cavalcata metallica, ben rifinita da mirati interventi
tastieristici e intermezzi melodici, e dall'atmosfera
epico/oscura sempre presente. "Moon-red light"
è puro power/epic ed ha la sua arma vincente
nel refrain dove la voce di Mercaldo (qui su toni
più acuti) si staglia su uno sfondo di
voci cupe e profonde, che danno un atmosfera quasi
sacrale al pezzo, senza fargli perdere un briciolo
di immediatezza. Si prosegue con "Black Tower",
mid-tempo oscuro in cui si segnala il lavoro delle
tastiere, quasi mai troppo appariscenti ma sempre
efficaci nel creare le giuste atmosfere, mentre
il cantato provvede a conferire la giusta drammaticità
al brano. "Cold" è una buona
power-ballad, epica e con il giusto pathos, anche
se, è giusto dirlo, abbastanza canonica.
Si parte di nuovo in quarta con le ritmiche devastanti
di "The Emperor", song di grande potenza,
anche se a mio parere un po' penalizzata dall'eccessiva
lunghezza che rende il finale un po' ripetitivo.
Con "Dark Home" si raggiunge, a mio
parere, la vetta compositiva del disco: dopo un
inizio acustico il brano decolla con tastiere
questa volta in primo piano, guidato da melodie
vocali trascinanti e mai banali. Molto bello.
La successiva "Black heaven" è
una ballad acustica dal flavour malinconico che
dimostra le buone capacità compositive
del gruppo anche su basi più melodiche
di quelle consuete. A chiudere l'album ci pensa
la potenza epica di "Holy Night", brano
che è un po' un riassunto di quanto sentito
nel corso del disco. Non trascendentale ma di
indubbia efficacia.
In conclusione, un ottimo ritorno per una band
forse troppo sottovalutata nell'ambito del panorama
metal italiano. Un disco che ha i suoi maggiori
pregi nella compattezza del gruppo che, pur
senza mai strafare, propone sempre buone soluzioni
compositive, e nell'indubbia particolarità
della voce di Mercaldo che magari può
richiedere qualche ascolto per essere apprezzata
in pieno (ammetto che al primo ascolto non mi
aveva colpito moltissimo... poi mi son ricreduto),
ma poi finisce con l'essere una marchio distintivo
per il gruppo. A questo si aggiunge il tentativo
di proporre qualcosa di diverso dalle classiche
sonorità del power tricolore, spostandosi
su territori piu oscuri ed epici. Insomma promossi
a pieni voti.
Piccola nota... il voto è 7.5 ma molto
vicino ad essere un 8 pieno... diciamo che il
più giusto sarebbe un 7/8.