Primo
full-lenght per i veronesi Ground Control
che vedono in line-up Alessio Garavello (voce
e chitarre), già noto come singer negli
Arthemis e principale songwriter di quest'album,
Fabio Cavallaro (chitarre), Giovanni Raddi (basso)
e Fabio Perini (batteria).
Debutto anche per l'etichetta Punishment
18 Records che, mettendo sul mercato
quest'album, guadagna già un sacco di punti
a proprio favore.
E già perchè la musica proposta
dai Ground Control merita davvero l'ascolto.
Un sound che si rifà molto al thrash anni
80, sosprattutto strumentalmente molto Megadeth
oriented, e tanti riferimenti a band come primi
Testament e Anthrax, e con delle linee vocali
a mio parere decisamente power.
E potrebbe essere proprio questa la particolarità
che fa in modo che la loro musica non venga confusa
con quella di altri gruppi (cosa che purtroppo
al giorno d'oggi accade spessissimo). Se prendessimo
la parte strumentale e le linee vocali come due
cose separate, certamente non troveremmo grandi
innovazioni, ma l'impressione non è quella
di scopiazzamenti qua e là, bensì
di una forte influenza da gruppi importanti come
quelli sopra citati.
Da sottolineare, inoltre, le buonissime capacità
di ogni membro del gruppo, dalla sezione ritmica,
sempre preicisa, alle chitarre che ci regalano
riff potenti, precisi ed energici e soli impeccabili,
alla voce, veramente degna di nota, quasi superlativa,
precisa, pulita, dalla timbrica brillante e che
lavora su registri molto alti.
Ma andiamo al track-by-track.
A dare il via all'album è un'intro (il
titolo è, appunto, Intro)
di un minuto, chitarre acustiche molto malinconiche,
scelta a mio parere infelice, per quanto la
traccia sia molto piacevole in se. Days Of Justice entra in tipico
stile thrash, tempi sostenuti, melodia vocale
d'impatto e con delle belle perle qui e lì.
Molto bella la frase di chitarra che apre poi
l'assolo, che durante il suo corso diventa sempre
più veloce (non so se sia un'idea prestabilita,
ma a mio parere, la dinamicità di questo
solo è davvero un tocco di classe). Insanity (In My Mind) è
un altro pugno in faccia (niente di meglio :)
)e sin dall'inizio la struttura del brano (dalle
linee vocali in primis, ai soli, alle frasi
di chitarra e agli stacchi ritmici) rispecchia
perfettamente il titolo del brano (insanity=pazzia),
e, quando in un brano la musica e il testo hanno
dei tangibili legami, e sia l'una che l'altro,
presi singolarmente riescono ad esprimere lo
stesso concetto, allora lo reputo un brano perfetto. Alone, la ballad dell'album,
intensa, sofferente, ancora una volta questa
magnifica armonia tra testo e musica. Per certi
versi orecchiabile (ma dov'è il problema!),
e anche qui il cantante ha dimostrato di avere
un gran gusto, la melodia vocale, seppur non
complicattissima presenta delle sfumature qui
e lì che la valorizzano tantissimo. Un
brano letteralmente da vivere: voci sussuranti
ma incattivite prima (il testo parla di realtà
e della consapevolezza di esse), una voce più
chiara dopo. E poi vorrei sottolineare una piccola
sfumatura che ha dato al brano il tocco di classe:
i cori nel terzo ritornello (e negli ultimi),
si tratta anche qui di cose semplici, ma per
quanto sono adatti non posso che considerarli
semplicemente meravigliosi. Poi ad un tratto
il lamento (I'm alone ripetuto del ritornello)
si ferma ed inizia un arpeggio di chitarra (elettrica
pulita). L'impressione è quella che il
dolore espresso dal ritornello si fermi per
dar spazio al pensiero e alla consapevolezza
della condizione di solitudine espressa dal
brano, per poi riaprirsi con un solo intensissimo
e tornare al ritornello (e i suoi bellissimi
cori) e concludere, inaspettatamente, con uno
special molto bello.
L'unica pecca di questo brano, secondo me, è
la posizione in scaletta... troppo presto per
una ballad. Vortex Of Violence, altro pezzo
molto bello, pesante, dove le chitarre la fanno
da padrona, molto belli sia i riff che i fraseggi
e i soli.
Il rumore di una folla in tribunale seguito
dalla voce di un giudice che emette una sentenza
danno il via alla devastante Truth,
brano molto bello e che viaggia sempre su tempi
sostenuti.
Con l'arpeggio di Oriental Sorrow
sembra arrivare un po' di calma ma il riff che
segue lo smentisce. Il brano è più
progressive rispetto al resto dell'album, un
brano che magari non ci si aspetterebbe e proprio
per questo molto ben accetto!
Ancora tempi sostenuti con Face This
Night e Free Your Soul,
quest'ultima davvero pesantissima, riff di chitarra
spaccaossa e una melodia vocale quasi tutta
su note altissime fino a metà brano,
quando il brano subisce un piccolo rallentamento
che dà il via al solo; di nuovo grande
dinamicità, fraseggio di chitarra che
man mano si trasforma in vero e proprio solo.
Diversi i cambi di tempo.
A concludere, una bellissima rivisitazione di
Metal Thrashing Mad degli Anthrax.
Che dire dunque di questa band,
credo che il track-by-track esprima al meglio
il mio giudizio sulla musica proposta da questa
band, che è riuscita a regalarci un prodotto
di ottima qualità. Molto bello anche
l'artwork del cd, anche graficamente con elementi
contrastanti tra il vecchio e il nuovo. Il consiglio
è quello di puntare molto sui "segni
particolari" della loro musica e valorizzarli
al massimo.
Da segnalare inoltre la presenza di Nick
Savio e Tony Mad Fontò
(White Skull) in produzione.
Speriamo che i Ground Control vengano supportati
quanto meritano dagli italiani e non.
Complimenti ai ground Control
e alla Punishment 18 Records per aver scelto
un gruppo valido come questo.