Secondo album
dei Gamma Ray, "Sigh no more" è
probabilmente il piu sottovalutato di tutta la
loro discografia. Il motivo è presto spiegato:
con questo lavoro Kai tentò, almeno in
parte di allontanarsi dalle classiche sonorità
helloweeniane, a cui si rifaceva pienamente anche
il debut dei Gamma Ray: "Heading for tomorrow".
Tuttavia, pur rimanendo un episodio isolato nella
discografia della band, che con i lavori successivi
(almeno da "Land of the free" in poi)
tornerà a sonorità più classiche,
l'album presenta non pochi motivi di interesse,
e in particolare mette in risalto le ottime capacità
compositive sia di Kai che del resto della band,
visto che quasi tutti i componenti hanno spazio
nella parte creativa (a differenza di "Heading..."
che era scritto quasi interamente dal solo Hansen).
Analizzando nel dettaglio, già l'iniziale
"Changes" dà perfettamente
l'idea del sound dell'album: un riff abbastanza
lento coadiuva la voce di Ralf che si alterna
tra toni bassi e grandi acuti, poi, dopo un
assolo classicheggiante, un accelerazione improvvisa
porta ad un finale assolutamente trascinante.
Uno dei pezzi migliori dell'album. Quasi a voler
comunque dare un segnale di continuità
col passato arriva "Rich & Famous"
classica Gamma Ray-song: veloce, melodica e
divertente, con un chorus semplice ed azzeccato.
La terza canzone "As time goes by"
scritta da Kai insieme all'amico Piet Sielck
è un pezzo molto potente e veloce in
cui Ralf raggiunge vette incredibili, e che
anticipa un po' quelle che saranno le sonorità
del loro futuro progetto: gli Iron Savior. Guidata
da un giro di basso "We won't stop the
war" è il pezzo più strano
del disco: linee vocali pacate e aggressive
al tempo stesso, e oltre alla chitarra una tastiera
a rifinire... un pezzo piu rock che metal, che
però devo ammettere non lascia un grande
segno dopo l'ascolto, se non x la curiosità
dell'esperimento. "Father and son"
è una ballad che alterna strofe acustiche
a improvvise scariche elettriche nel ritornello.
Bello l'assolo di chitarra acustica, che precede
una robusta accelerazione. Cio che viene dopo
è a parer mio il pezzo migliore dell'album:
tamburi quasi marziali danno
il via a "One with the world" pezzo
cadenzato che nel ritornello diventa un vero
inno da cantare a squarciagola. Un assolo piuttosto
semplice (come tutta la song del resto) ma assai
efficace completa l'opera. "Start running"
è invece una discreta fast-song che però
non lascia grandi tracce di se: troppo anonima.
"The Spirit" invece, pur rimanendo
un classico pezzo power, ha i suoi punti di
forza nelle melodie, davvero splendide e nell'intrecciarsi
di chitarre acustiche ed elettriche che gli
conferisce quel tocco di originalità
in più. Bello il finale con tastiere
quasi spaziali ad accompagnare il tutto.
A chiudere in bellezza ci pensa "Dream
healer" altra song strana che alterna parti
lente e cupe, quasi oniriche che Ralf interpreta
perfettamente, a poderose cavalcate metalliche,
mantenendo
però sempre un atmosfera oscura che contrasta
con l'abituale solarità della band.
Poche parole per chiudere: un album che, pur
non essendo un capolavoro, è stato ingiustamente
criticato e sottovalutato solo perchè
la band prova a proporre qualcosa di diverso
dal solito e in
modo un po' meno immediato di quanto avesse
fatto in precedenza, e che per questo merita
di essere riscoperto. Peccato solo per un paio
di cadute di tono che diminuiscono un giudizio
complessivo che resta comunque più che
buono.