Correva l'anno
1990 quando Kai Hansen, appena fuoriuscito dagli
Helloween, dava vita al progetto Gamma Ray assieme
al singer Ralf Scheepers (ora nei Primal Fear),
a Uwe Wessel (basso) e Mathias Burchardt (batteria).
Da segnalare tra gli ospiti la presenza di quel
Dirk Schlachter che diventerà membro fisso
della band in tutti i dischi successivi.
L'album richiama alla mente i due Keeper degli
Helloween sia x la struttura (intro, pezzi di
4-5 minuti, più una song lunghissima
posta in chiusura), che per il sound in parecchie
parti, e non potrebbe essere diversamente visto
che Kai era uno dei principali compositori delle
"zucche" e anche in questa occasione
scrive da solo quasi tutte le canzoni.
Scendendo nel dettaglio, l'album ha un inizio
che non potrebbe essere migliore: dopo una breve
intro, "Welcome", arriva "Lust
for Life" una autentica bordata di power/speed
metal, immediata e trascinante, arrichita dagli
ottimi assoli di Kai nella parte centrale. Da
segnalare anche le vocals di Scheepers, capace
di raggiungere toni altissimi e autore di una
prova di alto livello in tutti i pezzi. Segue
a ruota "Heaven can wait" pezzo altrettanto
veloce ma piu melodico e "allegro"
con un ritornello che si stampa nella mente
fin dal primo ascolto; non a caso venne scelta
come singolo.
La terza traccia "Space eater" si
muove invece su toni piu cadenzati e cupi, x
poi esplodere nuovamente all'altezza del refrain.
La seguente "Money" è forse
la song piu divertente del lotto con linee vocali
"particolari" che ben si adattano
al testo ironico della canzone.
Quasi a far da contrasto segue "The silence",
unica ballad del disco, uno dei miei pezzi preferiti.
L'inizio è affidato alla voce di Ralf
accompagnato solo da malinconiche note di piano,
poi entra il resto della band e si arriva in
crescendo all'improvvisa accelerazione all'altezza
dell'assolo. Spettacolare il finale che definirei
quasi epico, x le sonorità maestose e
corali.
"Hold your ground" riparte in quarta,
trascinata da una batteria devastante, risultando
forse il pezzo più duro del disco, mentre
la successiva "Free Time" è
l'unico pezzo scritto interamente da Scheepers:
song immediata e gradevole ma nulla più,
l'unica caduta di tono di un disco di ottimo
livello.
Discorso a parte merita la conclusiva title-track,
che non esito a definire un capolavoro. Del
resto non si puo definire diversamente un pezzo
che supera i 14 minui senza mai stancare. Ad
una prima parte dominata da un roccioso riff
di chitarra che sostiene il cantato, segue un
break centrale più rarefatto, quasi pinkfloydiano
come atmosfere, prima che il ritmo si alzi nuovamente
con parti corali prima, e potenti riff chitarristici
poi, in un finale bellissimo.
In conclusione, un ottimo inizio per un gruppo
che col tempo è diventato uno dei principali
esponenti della scena power.
Consigliatissimo a tutti gli amanti del genere
che ancora non lo conoscessero.