Anno dispari,
anno di dischi live...
Almeno per il power l’assunto funziona,
dal momento che in questo 2003 sono già
usciti o usciranno tre live di nomi eccellenti
del genere.
Ad affiancare il disco dal vivo dei Blind Guardian
(intitolato semplicemente “Live”)
ed in attesa di quello dei Gamma Ray (in uscita
ad Agosto ed ancora senza titolo), il 2 Giugno
scorso è uscito il liv e album degli Edguy,
intitolato “Burning Down The Opera”.
Naturalmente me lo sono accaparrato istantaneamente...
Nell’edizione in mio possesso, il doppio
CD è contenuto in un’elegante confezione
“a libro”, con copertina di cartone
rigido e booklet rilegato: 32 pagine di fotografie
ad alto indice di demenzialità, testi e
tutto quanto si può volere dal libretto
di un album dal vivo.
Veniamo alla musica: le tracce di questo lavoro
sono 16 e comprendono tutti i lavori più
recenti del gruppo, ad eccezione del remake di
“The Savage Poetry”. Anche l’acerbo
“Kingdom Of Madness”, infatti, è
rappresentato da un brano (“Wings Of A Dream”,
ma nella versione rifatta nel 2001). Nel secondo
CD sono compresi un video ("The Headless
Game", dall'esibizione al ProgPower Festival
di Atlanta nel 2002) ed un bel poster raffigurante
la copertina dell'album.
Si parte, dopo una intro sinfonica, con una massiccia
dose di “Mandrake”; alla ormai classica
opener “Fallen Angels” segue la “quasi
title-track” “Tears Of A Mandrake”:
i suoni sono molto puliti e pressoché impeccabile
è la prestazione dei cinque musicisti sul
palco, con speciale menzione per l’affiatamento
della sezione ritmica e la precisione dei due
chitarristi. Tra un pezzo e l’altro il solito
istrione Sammet intrattiene il pubblico con le
sue battute e la sua loquacità (ma quando
capirà che non tutti capiscono l’inglese
al volo?).
Dopo gli estratti da “Mandrake”, è
il momento di una doppietta di “Teather
Of Salvation”, con l’adrenalinica
“Babylon” e la splendida ballad “Land
Of The Miracle”: canzoni dove il gruppo
fa veramente sfoggio di grande padronanza tecnica,
mentre Sammet, scaldatosi a dovere, comincia il
suo show nello show tenendo in pugno la platea
da par suo.
Seguono “Painting On The Wall&; e una
“Wings Of A Dream” con folle intermezzo
“campestre” (effetti della batteria
comprendenti versi di alcuni animali...); poi
è la volta di “The Headless Game”
con canonico inizio “sing-along” e
Sammet che si sbizzarrisce a far cantare il pubblico
dimostrando di aver carburato per bene a livello
vocale.
Chiude il primo CD la maxi-suite “The Pharaoh”,
ancora più lunga che su disco (si raggiungono
i 15 minuti), ma incredibilmente suggestiva ed
ammaliante con i suoi molteplici “strati”
musicali magistralmente sovrapposti.
Giusto il tempo di cambiare CD e sedersi, per
la partenza col botto: “Vain Glory Opera”
resta una delle power-songs più coinvolgenti
degli ultimi anni, con l’intro tastieristico
e il ritornello impossibili da dimenticare. Il
pubblico apprezza e canta a squarciagola.
La canzone sfuma sull’assolo di Felix Bohnke,
magari non troppo ispirato, ma decisamente “interattivo”
per coinvolgimento del pubblico tra una rullata
e l’altra. Siamo comunque al cospetto di
un ottimo batterista, più che adatto al
genere che suona.
Finito l’assolo, Bohnke si getta come una
furia in “Save Us Now”, canzone dedicata
proprio a lui (il fantomatico “High-speed
alien drum Bunny”), stra-melodica e decisamente
divertente. Tanto per cambiare, ottima esecuzione
del gruppo tutto.
E’ quindi la volta di “How Many Miles”
e del secondo momento “sing-along”,
stavolta con espliciti richiami agli Helloween
d’annata (chi ha ascoltato “Future
World” da “Live in U.K.” capirà
cosa intendo): ancora una volta tutto all’insegna
del divertimento e dell’interazione col
pubblico, che mostra di gradire non poco.
Può gioire anche chi ama Avantasia, visto
che il gruppo propone ben due pezzi dalla prima
parte della fortunata metal-opera. Trattasi di
“Inside”, originariamente cantata
dal trio Sammet-Matos-Hansen e della title-track
Avantasia (introdotta dal solito scherzo di Sammet:
“Ok, adesso suoniamo quello che volete:
cosa volete ascoltare?” – Babele di
titoli di canzoni sovrapposti – “Ok,
non abbiamo capito niente, ma suoniamo Avanta-si-aaaaaaa!”).
Dal vivo, pur senza gli ospiti e la band originale,
le due canzoni riescono davvero benissimo, anche
grazie agli ottimi cori del gruppo (oltre a Sammet
cantano in tre) ed alla partecipazione, ancora
una volta, del pubblico.
Chiude il CD e l’album “Out Of Control”,
ormai adottata come pezzo di commiato del gruppo
dai propri fans.
Le luci si spengono su un concerto di altissimo
livello, nel quale gli Edguy hanno dimostrato
appieno la loro raggiunta maturità e
soprattutto hanno riproposto il concetto di
“intrattenimento”, troppo spesso
dimenticato da molti gruppi metal che salgono
sul pal co per una fredda e stra-fedele (a volte
pure troppo) riproposizione dei brani da studio.
Sammet & C. tengono conto del fatto che
il pubblico va ai concerti per sentirli suonare,
ma se possibile anche per avere un valore aggiunto,
qualcosa per cui ricordare lo spettacolo come
qualcosa di unico ed irripetibile: loro cercano,
per quanto è nelle loro possibilità,
di regalare a chi li segue questo valore aggiunto,
anche se questo vuol dire variare un po’
le canzoni, far cantare un po’ di più
il pubblico e insomma, renderlo partecipe dello
show. Di qui la scelta di lasciare che gli spettatori
in questo live siano ben udibili e non nascosti
dai soliti filtri, così come si è
scelto di riproporre praticamente un unico spettacolo
(quello di Parigi) proprio per dare l’impressione
all’ascoltatore di quest’album di
trovarsi ad un vero concerto degli Edguy.
Io continuo ad affermare che questi ragazzi
sono in gamba, che al momento in Europa è
difficile trov are qualcosa di meglio nell’ambito
del power e che oggi come oggi, soprattutto
in Italia, si tende a sottovalutarli un bel
po’...
Questo live può essere la risposta a
molti dubbi degli scettici: se amate il power
o non conoscete gli Edguy e volete avvicinarvi
al gruppo per la prima volta, fatelo vostro
senza esitazioni.