A
distanza di un anno dal precedente successo di
"Restless and Wild", album che segna
un boom di vendite e di attenzione per i nostri,
la band capitanata da Udo e Wolf Hoffmann torna
sul mercato con un disco, questo "Balls to
the Wall", che riesce a risultare ancora
superiore (anche se ciò è abbastanza
difficile dirlo) alla precedente release, e fa
da apripista all'album successivo, quel gran capolavoro
di nome "Metal Heart".
L'album parte con "Balls to the Wall",
che inizia con un robusto riff di matrice hard
rock di Hoffmann, dopo il quale seguono tutti
gli altri componenti, ed infine entra in scena
la voce di Udo, prima abbastanza tranquilla, poi,
già nel pre-ritornello aggressiva e potente:
classico ritmo ottantiano, ma più cadenzato
che veloce; da brividi i cori al ritornello e
verso la fine, cosa altro dire?
Si passa poi a "London Leatherboys",
pezzo introdotto dal pompante basso di Peter Baltes,
che rimane sempre su un mid-tempo standard, dove
alla melodia delle strofe fa eco un ritornello
potente ed iper accattivante, cantato a squarciagola
da tutta la band: imperdibile come l'assolo di
Wolf.
"Fight It Back "è sempre introdotto
da una ritmica tosta di chitarra, ma è
caratterrizzato da un tempo speed, dove la differenza
la fa proprio Kauffmann dietro le pelli: bello
il ritornello, ancora grandissimo assolo di Hoffmann,
chitarrista di grandissimo livello tecnico e creatività
(almeno per quel tempo).
"Head over Heels" è introdotta
dal basso di Peter col quale si intreccia la chitarra
di Hoffmann, fino a quando si passa ad un tempo
non molto veloce a differenza della song precedente,
standard: grande il ritornello, dove va sottolineata
la grande prova di Udo.
Con "Losing more than You've ever had"
aumenta (di poco) il ritmo stile '80, e permane
la melodia, e oltre al bel cantato di Udo, va
sottolineata la doppia voce del ritornello: song
piacevole.
"Love Child" parte sparata con un tempo
molto heavy, sul quale si imposta la voce al vetriolo
di Udo: bello il pre-ritornello, come il chorus
seguente e il fraseggio di chitarra del duo Hoffmann-Frank.
"Turn me on" ha un'incedere leggermente
più duro e cattivo, dovuto a un bel riff:
bel ritornello, dove Udo riesce sempre a creare
con la sua voce singolare grandi sensazioni; belli
anche qui i fraseggi tra le due chitarre.
"Losers and Winners" è sempre
costituita da una solida base ritmica, più
speed, su cui si impostano riffs secchi e veloci
(molto maideniani): bella sia la melodia delle
strofe che del ritornello centrale, per non parlare
del testo (spiega come rivelare il vero amore
a una ragazza tramite una lettera).
"Guardian of the Night" è introdotta
da un arpegggio classico di chitarra, per poi
passare ad un tempo ottantiano: bello il pre-ritornello,
dove Udo da un'ottima prova interpretativa; lo
stesso anche nel chorus, dove va apprezzato il
lavoro ritmico di chitarra.
E arriviamo dunque all'ultima track, "Winter
Dreams", pezzo più soft, ma non troppo,
dalle atmosfere più tranquille, in cui
la voce stanca e poetica di Udo riesce a esprimere
bene le parole della song: bello il ritornello
e le parti di doppia voce, oltre all'assolo di
Wolf Hoffmann.
Ci troviamo senza ombra di dubbio di fronte ad
uno degli album più importanti e memorabili
della carriera degli Accept, oltre che dell'Hard'n'heavy
in generale, preludio al successivo capolavoro
che li proietterà definitivamente nell'Olimpo
del Metal.
P.S.:nella versione rimasterizzata sono presenti
due versioni live di"Head over Heels"e
di"Love Child", sempre di quel periodo.