Gli
Iron Maiden sono un gruppo storico, il gruppo Heavy
Metal per eccellenza, questo nuovo album ha avuto
pareri piuttosto contrastanti, e vista l'importanza
di questa band, abbiamo deciso di inserire più
recensioni di questo nuovo album affinchè il
lettore possa avere più punti di vista e regolarsi
di conseguenza.
AUTORE
IRON
MAIDEN
TITOLO
A
Matter Of Life And Death
DATA
25
Agosto 2006 - EMI
VOTO
9.5/10
RECENSORE
NikeBoyZ
TRACKLIST
01
- Different World
02
- These Colour Don't Run
03
- Brighter Than A Thousand Suns
04
- The Pilgrim
05
- The Longest Day
06
- Out Of The Shadows
07
- The Reincarnation Of Benjamin
Breeg
08
- For The Greater Good Of God
09
- Lord Of Light
10
- The Legacy
Ma
quanti anni hanno?
Tanti... E conosciamo tante band e tanti musicisti
che si avviano già verso la via del tramonto
già dalla quarantina. Ma qui siamo di fronte
a dei cinquantenni che sono come il buon vino:
più invecchia e più diventa pregiato.
E’ sorprendente come dopo ben 13 album da
studio, siano ancora capaci di mettersi in sala
d’incisione e scrivere delle canzoni di
qualità eccezionale,tranquilli e sereni
come se non avessero sul peso l’onore e
l’onere di essere la prima band Heavy Metal
al mondo ed avere puntati addosso gli occhi, le
orecchie e le penne della critica, della stampa
e di milioni di fans sparsi per il mondo. Ma il
tutto si può riassumere nelle parole di
Rod Smallwood, manager da decenni ormai di Steve
e soci: “I Maiden non sono una band... Sono...
Una favola... Ecco! Una favola: la favola Maiden!”
Ebbene, questa favola che è cominciata
negli ormai lontani anni ’70 ed ha navigato
per ben 30 anni, ora si è arricchita di
un altro capitolo: “A matter of life and
death”, questione di vita o di morte. La
lineup, ormai consolidata da sei anni, non mostra
nessun segno di stanchezza o di indebolimento,
anzi sembra non essere per niente consunta dal
tempo.
A dire la verità, molti fans sono rimasti,
se non delusi, almeno sorpresi dalla scelta di
Steve di pubblicare come singolo di lancio “The
reincarnation of Benjamin Breeg”, una canzone
che si discosta totalmente dal solito “easy-listening
single” con cui ci hanno ben abituato i
Maiden. I dubbi sono stati molti, e forse proprio
a causa di questi rumours l’entourage della
EMI ha deciso di far uscire come “preview”
altre due canzoni, la suddetta classica opener
“Different World” e la heavy “Brighter
than a thousand suns”. Scelta che ha avuto
il pregio (o la pecca?) di far venire ancor più
l’acquolina in bocca ai fans!
Dieci sono le tappe di questo viaggio nel mondo
della guerra e della morte che ne deriva da essa.
Dieci passi che cercherò di ripercorrere
uno dopo l’altro
TRACK BY TRACK Different World - Classica
opener "headbanging'"... Molto tirata,
potente, easy-listening... Per me, un gradino
sopra le precedenti “Wildest dreams”
e “Futureal”, ma un gradino sotto
“The wicker man”... Certo, il classico
giro Do-Re-Mi la rende molto simile alle altre
della discografia, ma la svolta sta nel bridge
e nel ritornello: doppie voci e sonorità
vicinissime a Thin Lizzy. Finalmente qualcosa
di sperimentale anche nelle opener!
Voto: 8 These colours don’t run
- Solito inizio "sottovoce" alla Harrisiana
maniera... E poi parte à la Rainmaker,
e segue con un ritornello semplice e ben fatto.
Discreta la parte centrale, col finale studiato
appositamente per la resa live (il coro “Ohohooooooh”).
Ripresa del ritornello e finale ancora "sottovoce".
A mio avviso, un pò scontata per me.
Comunque, resta una canzone godibilissima.
Voto: 7+ Brighter than a thousand suns
- Per me, uno dei migliori episodi dell'album.
Mi sa molto di “No more lies” e
“Montsegùr”. Ha un ottimo
tappeto sonoro, potente e cattivo negli intermezzi
e melodico nelle strofe. Bridge molto epico,
che sfuma delicatamente nel ritornello, epicissimo
ancor più del bridge, che sale e sale
sempre più da dolce a rabbioso. Gli assoli
si legano magnificamente alla canzone, sono
davvero molto "interpretativi". Per
me, risulta molto ben riuscito il break centrale
in tempo dispari, molto molto heavy anni 80.
E ancora assolo, poi di nuovo ritornello, urlato
da Bruce in un crescendo che fa rabbrividire.
E finale, come al solito, "sottovoce".
Grande pezzo, renderà sicuramente molto
in sede live.
Voto: 9+ The Pilgrim - Inizia con un
bel groove classic heavy, che subito raddoppia
di frequenza e si attesta su una linea abbastanza
veloce. Bello il bridge a doppia voce, che sfocia
nel ritornello, che a mio parere è carino
sì, ma niente di che. Certo, è
bello potente e tirato, e nei live farà
cantare tutti, ma mi sa troppo di già
sentito. Ottimo il tappeto sonoro di riff arabeggianti.
Assolo breve e spettacolare, nulla da eccepire
(parere mio, qui Dave poteva dilungarsi almeno
per altre 4 battute in assolo); poi di nuovo
ritornello finale e melodia iniziale. Un ottimo
pezzo heavy. Peccato per il ritornello, secondo
me inferiore al livello della canzone.
Voto: 8 e mezzo The Longest Day - Solito inizio
atmosferico, con un insolito uso del phaser
(pochissime volte i Maiden lo hanno usato);
e di colpo, inizia la canzone vera e propria,
con delle buone linee melodiche che precedono
un ritornello ben costruito, diverso dalle solite
frasi ripetute mille e mille volte (non che
la cosa mi dispiaccia, ma viva la fantasia,
ogni tanto). E poi la sorpresa! Un intermezzo
con un travolgente riff che si inoltra in un
break su cui, a mio avviso, avrebbero potuto
lavorarci di più sopra; e poi assoli,
stavolta anche in sincrono con doppie chitarre;
c'è tempo ancora per un assolo e poi
via verso il ritornello finale, seguito dal
solito finale "sfumato".
Voto: 8 Out Of The Shadows - Per me,
un’altra perla di "A matter of life
and death". Inizio cattivo che sfocia in
una parte melodica stupenda... Chitarra semidistorta
che fa da base a un arpeggio intensissimo, su
cui Bruce canta/sussurra in modo magnifico.
Il tutto sfocia in un ritornello carico di pathos
e emotività. Voce di Bruce stupenda.
E ancora, si alternano per altre tre volte strofa
e ritornello; infine, una chitarra elettrica
e una acustica danno il La ad un assolo molto
bello ed ispirato. E dolcemente, la canzone
si avvia verso la fine con la stupenda melodia
che l'ha accompagnata dall'inizio... Magica...
Voto: 9 The Reincarnation of Benjamin Breeg
- Abbiamo avuto modo di sentirla già
da molto tempo. E quanti di voi che prima la
denigravano, ora si sono ricreduti, dopo averla
ascoltata nel "contesto" dell’album?
Beh, io sono uno di quelli. Non so come, ma
il Bruce "narratore" prima mi dava
sui nervi (troppo DOD-derivato), e invece ora...
Sentirlo dire "Let me tell you why..."
mi fa venire la pelle d'oca. Poi, improvvisamente,
slide di chitarra e parte una sezione "dura".
Buon riff, buone linee vocali, ma che, a mio
avviso, non trovano degna continuazione nel
ritornello, troppo "soft". Poi, largo
agli assoli, molto belli, a dir la verità.
E finale (stranamente) improvviso, nessuna sfumatura...
Ah, no; dopo un secondo, ecco l'arpeggio finale!
Globalmente, un buon pezzo, ma a cui manca quel
quid che lo renderebbe una perla.
Voto: 7 e mezzo For The Greater Good Of God
- Probabile candidata ad essere la migliore
dell'album. Inizio commovente quasi, con un
Bruce da applausi... E con cattiveria si parte
con la sezione heavy, sostenuta da un pattern
di batteria forse usato già precedentemente
nell'album, ma che qui si incastra benissimo
nella melodia. Bridge epicissimo, molto bello
il riff di sottofondo. E dopo un'altra strofa
e un altro bridge, ecco il momento più
bello di tutto l’album: il ritornello.
Harris sarà un fissato per i ritornelli
ripetuti anche fino alla nausea, ma... Qui è
tutto, e ripeto, TUTTO, perfetto: melodia, linea
vocale, batteria, pathos... E ancora, break
bello tosto, che dà il via prima a due
assoli, poi ad un'altra sezione di break e ancora
ad altri assoli. Tutti, tutti stupendi e ben
interpretanti la canzone. E via di nuovo ad
un nuovo bridge e al ritornello finale... E
ancora, finale arpeggiato con ancora i sussurri
di Bruce... Da lacrime...
Voto: 9+ Lord of Light - Ancora un inizio
"sottovoce", arpeggiato, che sale
piano piano... E che divampa in un riff potentissimo,
quasi power-metal. La voce di Bruce è
alta e cristallina, bella e coinvolgente, come
bello e coinvolgente è il lick di chitarra
che segue. Ma poi, tutta questa magia va a perdersi
in un ritornello abbastanza mediocre, in cui
si sente Steve che picchia come un dannato sul
basso. Poi il pezzo cala di potenza, si attesta
su melodie più pacate che salgono di
intensità esponenzialmente fino a un
assolo su cui sembra stampato il marchio Maiden...
Ma ancora una volta, mentre mi trovo preso da
questa scarica di note, ecco che parte di nuovo
questo ritornello che proprio non si decide
ad incastrarsi bene nella linea della canzone.
Se non fosse stato per questo ritornello scialbo,
il pezzo sarebbe stato sicuramente di un valore
più alto.
Voto: 7 e mezzo The Legacy - Qui Janick la
fa da padrone. Una melodia stupenda su chitarra
acustica, su cui Bruce sospira così lievemente
che quasi sembra di sentire una folletto che
parla dietro l'orecchio. Poi la canzone si fa
più veloce, sempre seguendo la chitarra
acustica di Janick, su cui si appoggiano alla
meraviglia il basso suonato su note altissime
da Steve e tastiere e chitarra elettrica, che
danno il via alla canzone vera e propria. Un
riff molto bello, che dà forse un senso
di deja-vu, è la base della strofa cantata
da Bruce in modo molto aggressivo. E poi, il
ritornello, dove spicca alla grande la doppia
voce, stavolta altissima, di Bruce. Ancora una
sezione sinfonica, e poi via agli assoli, ancora
una volta senza nessuno sperimentalismo, tutto
maiden-sound. Poi un ottimo break dove Bruce
si esalta, ancora assolo e via di corsa al finale:
lasciato nelle sapienti mani di Janick. Accordo
finale, e fine dell'album. Una canzone a cui
manca giusto quel poco che la fa diventare capolavoro,
ma comunque, un'opera monumentale.
Voto: 8 e mezzo
SOUNDS GOOD? Voce – Bruce in questo
album è davvero stellare. A volte, ma
è rarissimo, si sentono delle leggerissime
imperfezioni nelle parti alte; ma questo è
da imputare al tipo di registrazione che è
stato fatto negli studi di “Caveman”
Shirley: tutto in presa diretta, classica resa
live. Questo non è un uomo, signori.
E’ un dono di Dio al popolo metallaro. Basso - Come al solito, ineccepibile
il buon vecchio Steve. Ritorna al vecchio sound
full-treble, e questo per me è un bene.
Riff azzeccatissimi, né troppo invadenti
nel sound delle chitarre, né anonimi.
Ma come fa, ha 54 anni!!!! Chitarre – Dave come
al solito, in formissima. Janick continua a
sfoderare la sua bravura album dopo album...
Alzi la mano chi non s’è ricreduto
sul buon acquisto di Steve all’epoca della
fuoriuscita di Smith! E’ proprio lui,
Adrian, ad esser calato, a mio avviso. Non so,
ma i suoi assoli non mi sembrano così
originali come ci ha abituato da anni ormai.
Si prenderà la rivincita nei live? Batteria – “In
quest’album ho suonato nel modo migliore
per la canzone, non come piaceva a me”,
Nicko in un’intervista al Kerrang!, magazine
musicale. E potevi farlo prima, caro Nicko!
Alcuni suoi pattern sono forse ripetitivi, ma
maledettamente groovy; e poi, credo forse per
la prima volta, ha suonato anche sul bordo-rullante
(in “Brighter than a thousand suns”).
Ottima resa anche nel sound. Produzione – Kevin Shirley
ci ha consegnato un prodotto di alta scuola.
E pensare che per registrare “A matter
of life and death” è ricorso alla
presa diretta, cosa quasi introvabile ai giorni
nostri. La resa rasenta la perfezione, Bruce
sembra uscire letteralmente dalle casse, Nicko
pesta come un dannato la batteria, Steve torna,
come ho detto prima, al sound full-treble. E
le chitarre sono ben compresse e suonano divinamente.
Ultima nota, la resa delle backing vocals: un
particolare che si può notare molto bene
con le cuffie e non con gli altoparlanti è
che le backing sono "dissipate" benissimo
nei canali destro e sinistro invece che essere
centrali. Un lavoro immane, ma svolto con serietà
e criterio. Complimenti, Caveman!
CONSIDERAZIONI FINALI
La tecnica in questo album è eccezionale:
trovo melodie ricercate, ben studiate, assoli
per la maggior parte imprevedibili e per il
resto col marchio “Maiden” a fuoco,
e linee vocali da brividi.
Harris è riuscito nell'intento di battere
la carica emozionale di “Dance of Death”...
Davvero un lavoro ben riuscito, anche se il
tutto è stato molto "pompato"
dalla tematica attuale della guerra... Cmq,
a parte questo, ottime lyrics e ottima resa
nel cantato da parte di Bruce (“For the
Greater Good of God” e “Brighter
than a thousand suns” su tutte).
Infine, i riferimenti a lavori precedenti. Non
credo di sbagliare se dico che “A matter
of life and death” è come un cocktail,
la cui base è X-Factor (ma solo la base,
X-Factor non aveva mica una potenza sonora del
genere), e i cui ingredienti sono “Brave
New World” nella sua interezza e “Dance
of Death” in alcuni episodi (Paschendale
su tutti, poi la title-track, Montsegùr,
No more lies), il tutto spolverato dai lavori
solisti di Bruce...
Credo che sia
tutto. Consentitemi un’ultima cosa, però...
Sono affascinato da come i Maiden riescano ogni
volta a stupirmi... Ogni volta provo un timore
assurdo pensando che sarebbero finiti nel caso
facessero un album non al loro livello. Ma ogni
volta, eccomi qui a cantare le lodi di questi
ragazzi di 50 anni e rotti che non vogliono
per niente smetterla di dare lezioni sia ai
loro coetanei che ai giovinetti che si apprestano
a fare i primi powerchords sulla chitarra elettrica.
A questo punto, mi pongo una domanda: ma finirà
mai la favola Maiden?
La risposta la conosco già...
NikeBoyZ
AUTORE
IRON
MAIDEN
TITOLO
A
Matter Of Life And Death
DATA
25
Agosto 2006 - EMI
VOTO
5.5/10
RECENSORE
Carloandrea
“Mirimon” Dho
TRACKLIST
01
- Different World
02
- These Colour Don't Run
03
- Brighter Than A Thousand Suns
04
- The Pilgrim
05
- The Longest Day
06
- Out Of The Shadows
07
- The Reincarnation Of Benjamin
Breeg
08
- For The Greater Good Of God
09
- Lord Of Light
10
- The Legacy
I
Maiden da quasi trent’anni sono una delle
realtà metal più famose e seguite
e l’attesa per il nuovo disco era tanta.
Se già con il precedente “Dance of
Death” fan e critica si erano divisi in
due, questa nuova fatica del sestetto britannico
non aiuterà certo a riportare unione.
Alle orecchie dei fan più attempati “A
Matter of life and Death” risulterà
alquanto strano, chi si aspettava un ritorno ai
Maiden degli anni ’80 rimarrà deluso.
Niente cavalcatone Harris style e riff di immediato
impatto, il CD continua il cammino intrapreso
da Steve e soci ormai da anni; personalmente trovo
che sia la naturale prosecuzione del tanto discusso
“Dance of Death”.
L’ascolto non è semplice e tutt’altro
che immediato. Per poter essere apprezzate le
canzoni vanno ascoltate e riascoltate, siamo lontani
dai pezzi di semplice presa sull’ascoltatore
che hanno reso famosi gli Iron. Ci troviamo davanti
ad un disco particolarmente introspettivo in cui
i “nuovi” Maiden miscelano, su basi
ritmiche alla “Brave new world” e
“Dance of death”, elementi progressive
e atmosfere piuttosto cupe che mi hanno fatto
venire alla mente l’ultimo lavoro solista
di Bruce, “Tyranny of souls”. Un aspetto
che invece lo rende più “leggero”
rispetto al suo predecessore è la decisione
dei nostri di limare un po’ (solo un po’
beninteso!) su tastiere e orchestra optando per
un suono più diretto (d’altronde
tre chitarre già bastano e avanzano).
Il disco si apre con “Different World”
energica opener cui i Maiden ci hanno ormai abituato
dai tempi di “Virtual XI” (“Futureal”,
“The Wicker man” e “Wildest
Dream” insegnano), classica strofa trascinante
con passaggi in levare, ritornello accattivante
più rock che metal e pre-assolo con chitarre
in terza in tipico stile Iron.
“These colours don’t run” è
invece molto meno diretta. Intro lento che si
apre in un mid-tempo che domina tutta l’intricata
canzone.
Arpeggio iniziale anche per “Brighter than
a thousand suns”. Pezzo in cui schitarrate
heavy si alternano a parti più lente concepite
per colpire internamente l’ascoltatore.
Un brano difficile in cui i momenti malinconici
risultano senza dubbio i più riusciti.
Si prosegue con “The Pilgrim” in cui
Nicko introduce un orecchiabile riff di chitarra.
La canzone ha un bel tiro e sono i motivetti di
chitarra a spiccare su tutto e a rimanere nella
mente dell’ascoltatore.
La seguente “The longest Day” inizia
senza batteria con una cavalcata di Mr.Harris
in cui il basso si intreccia alle chitarre. Il
brano si evolve seguendo quello spirito riflessivo,
già citato in precedenza, che pervade il
CD. Da menzionare il bridge di stampo progressive
che sembrerebbe uscire dalla mente di Petrucci
& C.
Con “Out of the Shadows” il registro
non cambia. Canzone abbastanza lineare in cui
si sente la vena compositiva del Bruce di “Tyranny
of souls”.
“The reincarnetion of Benjamin Breeg”
già da tempo ormai girava per la rete e
non c’è da stupirsi che sia stato
scelto proprio questo pezzo come primo singolo.
Il “nuovo” sound Maiden, riff secchi
e voglia di trasmettere qualcosa di più
profondo e meno diretto, viene rappresentato in
pieno.
Segue “For the greater good of god”
unica canzone scritta interamente da Steve e personalmente
la preferita dell’intero album. Pur non
brillando di originalità gli oltre 9 minuti
scorrono via gradevolmente senza pesare eccessivamente.
“Lord of light” è un alternarsi
di arpeggi e parti decisamente più energiche.
La chiusura è affidata a “The legacy”,
brano lungo e complesso, in cui i Maiden svelano
tutte le carte di quella che non rimarrà
senza dubbio nella storia come la migliore release
di un gruppo che, fatta la storia della NWOBHM,
sta seguendo una propria evoluzione artistica
minacciata però dallo spettro della mancanza
di una nuova convincente vena creativa.