A
circa un anno di distanza dall'ultimo "Chapter
V...", gli Hammerfall tornano sul mercato
con il nuovo "Threshold", album in cui
tornano a farsi sentire tutte le componenti musicali
caratteristiche del loro sound. Una band come
questa, pur non inventando nulla, ha sicuramente
portato nuove idee e nuova linfa ad un genere,
il power, che, dopo la consacrazione degli Helloween
e dopo il grande successo degli Stratovarius,
sembrava non avere più gran che da dire
verso la fine degli anni novanta. Capitanati dall'ugola
d'oro, Joacim Cans, i cinque svedesi debuttarono
nel 1997 con un'album, "Glory to the Brave",
che risultò( e risulta) un capolavoro indiscusso,
dove la band dimostra di avere un proprio stile
e di poter avere un ruolo determinante negli anni
a venire, all'interno di tutta la scena hard'
n' heavy.
La loro musica ha molte influenze anni ottanta
(Priest e Maiden) ma è caratterizzata da
toni epici e da cori antemic i(Manowar). Tutti
questi ingredienti tornano con forza nella loro
ultima fatica, nella quale, pur premettendo che
non ci sono novità, sembra comunque di
sentire quel tocco di genuinità presente
nel primo lavoro, anche se ovviamente con risultati
diversi.
Tocca proprio alla title-track, "Threshold",
fare da apripista: il brano inizia con cori accompagnati
dal suono di un clavicembalo, ma subito dopo sopraggiungono
le taglienti chitarre di Elmgren e Dronjak, il
ritmo si velocizza e sfocia in un ritornello molto
potente e melodico (come da copione). In questo
pezzo ci sono tutti gli ingredienti degli Hammerfall:
velocità, melodia e antemicità:
molto ben riuscito l'intermezzo soft di chitarra,
non che l'assolo.
"The Fire Burns Forever" ci riporta
di nuovo il trademark del gruppo: grandi cori,
tempo standard, chitarre con influenze hard rock
degli '80 prima del secondo ritornello, il tutto
però riesce veramente bene, senza mai annoiare
l'ascoltatore.
"Rebel inside" è introdotta da
arpeggi di chitarra, a cui fa eco la voce molto
espressiva (in questo frangente) di Joacim: dopo
questa partenza, quasi da ballad, si arriva ad
un mid-tempo cadenzato, per poi ritornare nuovamente
ad atmosfere più soft e così via:
gran bel pezzo.
Arriviamo ora al nuovo singolo, "Natural
High", e le influenze priestiane si fanno
sentire, eccome: classico ritmo heavy anni ottanta,
chitarre taglienti come asce, veramente bello
l'assolo e il ritornello (molto easy-listening).
"Dark Wings, Dark Words", dopo alcuni
riff iniziali continua con alcune parti arpeggiate
e molto dolci (si sentono alcune reminescenze
degli Scorpions): suggestivi gli "ooooohh..ooohh"
del ritornello e il fraseggio di chitarre scandite
dal ritmo lento, che fanno di questa song una
tra le migliori dell'album.
"Howlin' with the pac" ci riporta alle
atmosfere heavy arricchite dalla grande prestazione
vocale di Joacim, molto originale e ispirata,
e dall'assolo al limite tra power e hard rock.
"Shadow Empire" è caratterizzata
dalla doppia cassa di Anders Johansson (lui di
certo non ha bisogno di presentazioni) e da strofe
molto melodiche per finire in un ritornello potente
ed arrembante.
Arriviamo adesso a "Carved in the Stone",
uno tra i pezzi più riusciti di questo
disco: dopo un'intro di voci ancestrali si passa
per strofe su tonalità alte fino al ritornello,
sempre iper-melodico e bello da sentire e risentire:
il tempo non è accellerato, e proprio questo
rende il pezzo monolitico e antemico.
"Reign of the Hammer", con influenze
ottantiane, è un brano veloce e strumentale
che, torno a ripetere, sintetizza al meglio il
sound della band: il nome dice tutto!
La song successiva, "Genocide", parte
con un inizio molto malmsteeniano (stacco di chitarra
e batteria e assolo neoclassico), per poi diventare
molto robusta nel ritornello scandito dalla doppia
voce e da un assolo molto stile Helloween.
Il brano di chiusura è "Titan"
con un incedere ancora ispirato ai Priest, ma
mi spiace dirlo, ha un ritornello per niente incisivo,
forse dovuto a un pre-ritornello che poco riesce
a legarsi con il resto della canzone.
Quando ci si trova di fronte ad un disco del calibro
di "Threshold", frizzante, melodico
e potente, è difficile non rimanere a bocca
aperta: ma va tenuto conto che gli Hammerfall
(gruppo che apprezzo tantissimo) non hanno inventato
nulla, e devono molto alla scena musicale degli
'80. Tuttavia sono uno dei pochi gruppi come Edguy,
Sonata Arctica e Gamma Ray, che sembrano poter
portare ancora boccate d'aria fresca ad un genere,
il power metal, che sembra si stia inaridendo
per le tante band-clone che ci sono in giro: ben
tornati Templari del Metal!