Dopo il riuscito
"Hellfire Club", album che mette in
evidenza il loro lato più sinfonico (si
sono avvalsi di una vera e propria orchestra),
tornano i nostri amati e sempre più scanzonati
Edguy: la creatura di Tobias Sammet continua sempre
più a convincere, album dopo album, meritando
del tutto il gran successo che sta riscuotendo
dagli ultimi anni a questa parte. Nonostante non
abbiano gettato le basi all'invenzione di alcun
genere, questi tedeschi, in attivo già
dal lontano 1992, sono oggi uno di quei gruppi
(non tantissimi per essere onesto) che riesce
ancora a dare un significato al power metal e
a tutta la scena hard' n' heavy in generale: tutto
ciò merito non soltanto della fantastica
ugola di Tobias Sammet, ma in particolar modo
di tutta la band, che riesce a creare atmosfere
coinvolgenti e rende benissimo in sede live (la
prova del nove di qualsiasi gruppo).
Questo "Rocket Ride", sembra strano
dirlo, ma risente molto dell'Hard Rock degli '80,
senza naturalmente cancellare il marchio di fabbrica
helloweniano, che ha da sempre contraddistinto
la band: i soliti cori easy-listening, ottimi
riffs di chitarra e batteria tirata.
Il pezzo di apertura è "Sacrifice",
caratterizzato da un inizio con un arpeggio di
pianoforte, seguito subito da un riffing serrato
che ci trascina in una classica power-heavy song,
tornando sempre in alcuni pasaggi più soft
conditi dal pianoforte e arricchiti dall'ispiratissima
voce di Tobias Sammet: gran lavoro del duo Sauer-Ludwig
alle chitarre, che riescono a sfornare ritmiche
di stampo ottantiano, assai presenti nel ritornello.
Si prosegue quindi con la title-track, "Rocket
Ride", dove sono sempre in evidenza le chitarre
di stampo hard rock e la batteria, che riesce
a fare degli ottimi stacchi tra le strofe e il
melodicissimo ritornello: sembra di essere tornati
alle atmosfere di vent'anni fa, merito in particolare
della voce di Tobi, che ha un'ottima modulazione,
passando da tonalità medie ad altre più
alte.
"Wasted Time" è introdotta da
atmosfere di tastiera condite da chitarre distorte,
per arrivare ad un tempo standard che ricorda
in parte i primi Helloween nelle melodie, in parte
il rock made in USA, e va elogiato il lavoro di
voce nel ritornello, veramente molto coinvolgente.
Dei synth introducono invece "Matrix",
dove un muro di chitarre si staglia sulla voce
calda di Tobi: anche qui siamo su un tempo ottantiano,
arricchito sia dall'uso di suoni sintetizzati,
sia da un gran bell'assolo di chitarra, molto
hard rock.
"Return To The Tribe" ci riporta ad
un ritmo power, classica song degli Edguy, dove
a strofe veloci e ispirate, fa eco prima un bridge,
più controtempato, poi un ritornello happy
e ben riuscito: belli i fraseggi di chitarre prima
dell'assolo.
"The Asylum" parte con un arpeggio di
chitarra a cui si aggiunge una voce malinconica,
si passa poi ad un mid tempo con chitarre distorte,
per giungere a strofe soft e sfociare in un ritornello
molto antemico e melodico: ben riuscito il riffing
di chitarra, che sembra uscito da un disco degli
Europe (non quelli di The Final Countdown).
"Save me" è una ballad molto
dolce, dove la voce di Sammet riesce a creare
gran belle atmosfere, forse un po' troppo soft
e radiofoniche, ma di certo non dispiace ascoltare
di tanto in tanto gli Edguy anche in questa veste:
attenti alle lacrime!
"Catch of the Century" è impostato
nuovamente su un tempo ottantiano, ben sostenuto
dalle chitarre e dal basso, l'unico neo forse
potrebbe essere un ritornello un po' scontato,
ma che non guasta il pezzo come anche il bell'assolo
(hard rock sanguigno): il tutto termina con una
voce che tenta di calmare Tobi, che sembra in
preda alla follia (incredibile).
"Out of Vogue" è un tempo più
speed, dove da strofe più arrabbiate si
giunge ad un chorus iper-melodico: il pezzo poi
rallenta, per ripartire con la stessa ritmica
serrata, condita ancora da un bel fraseggio di
chitarre.
Arriviamo ora a "Superheroes", primo
singolo del disco, pezzo heavy caratterizzato
da un ritornello epico e da parti più soft,
ma ben amalgamate con l'insieme del pezzo: si
sentono inoltre molte influenze più moderne
nel sound di questo pezzo, merito delle tastiere
che creano un ottimo contrasto col riffing serrato.
Il brano che segue è "Trinidad",
pezzo assai insolito per gli Edguy: classico hard-glam
ottantiano, costituito da un clima festaiolo e
da un ritornello coinvolgente, che ci mostra come
solo poche band hanno il coraggio di riscoprirsi
in una veste differente dalla solita.
E manco a dirlo, "Fucking with Fire",
ci riporta direttamente agli Europe e ai Bad English:
siamo di fronte a una heavy song degli eighties,
dove la prestazione di Sammet è veramente
da applausi (sentire come scimmiotta bene Joe
Tempest all'inizio del brano), come l'ottimo ritornello
con assolo finale.
Il brano di chiusura è l'epic version di
"Superheroes", suonata solo con voce
e pianoforte: suggestiva.
Tirando le somme, gli Edguy sembrano veramente
in ottima forma, e lo sta a testimoniare la vena
creativa della band, capace di spaziare dal power
classico all'hard rock ottantiano, ed è
proprio questa miscela che rende ancora più
esplosivo il sound di questa gran bella realtà,
che forse è una delle poche capace ancora
di farci rivivere i tempi dei primi Helloween
(grandi anche con Deris), e a fondere il tutto
con il sano e buon rock: grande conferma!