Sono Tornati.
I miti che ci hanno incantato con il capolavoro
“Scenes from a memory” hanno fatto
un nuovo passo verso l’olimpo dei miti del
Metallo.
Systematic Chaos è un insieme di tutto
quello che i Dream Theater hanno assorbito negli
ultimi anni dopo l’uscita del concept album
“Octavarium” e che segue le orme del
precendente “Train of Thought” con
la sua maestosità metallica che però
ad alcuni vecchi fan non è andato molto
a genio.
Nuove tecniche di registrazione per la voce,nuovi
suoni di chitarra,di batteria, di basso e le magiche
tastiere di Jordan Rudess accompagnano l’ascoltatore
nei 79 minuti di questo cd.
8 canzoni che si snodano con i loro tempi lunghissimi
di cui i nostri sono abituati e che durante tutta
la traccia si destreggiano con una precisione
spaventosa e che riescono a far mescolare le parti
più cervellotiche con quelle più
“normali” creando un mix geniale di
puro metallo progressivo e non.
Si comincia con “In the presence of the
enemies part1” che insieme alla “part
2” danno inizio e fine a questo album dove
tutte le traccie vivono di vita propria, ed in
questa canzone troviamo il pathos dei 5 mostri
del contro-tempo.
Poi si passa a “Forsaken” quello che
potremmo definire il pezzo più commerciale
dell’album e quello più corto che
con i suoi 5:35 minuti ci porta in atmosfere da
film con la voce di James laBrie a farla da padrona.
Richiamano atmosfere alla Metallica i nostri 5
maestri del prog con “Constant Motion”
con sonorità aggressive e distorsioni che
si allontanano un po’ dallo standard del
gruppo.
E sempre su questa onda arriva “The Dark
Eternal Night” con influenze che richiamano
ai Tool e che presentano un suono bello tosto
e aggressivo che rende questo cd un passo avanti
per le sonorità del Teatro del Sogno che
però non va a intaccare le sonorità
ormai inconfondibili del quintetto di New York.
Questo Sound torna in “Repentance”
ch,e insieme a “The Glass Prison”,
”This Dying Soul” e “The Root
of all Evil”, crea un percorso dove il Batterista
Mike Portnoy racconta la sua lotta contro l’alcool
e il difficile percorso per uscire da questo mondo.
Con “Prophet of War” ci sono dei richiami
alla psichedelia e le tastiere di Jordan Rudess
la fanno da padrone.
La malinconia e le atmosfere da brivido tornano
in “Ministry of last soul” che porta
l’ascoltatore in un vortice di emozioni
uniche…che solo la tecnica e il cuore riescono
a fare in una canzone.
Questo nuovo capolavoro dei DT si chiude con “in
the presence of the enemies part2” che mostra
al mondo la potenza e la forza di questo gruppo
che ormai ha superato brillantemente la soglia
dei 20 anni e non ha nessuna intenzione di fermarsi!...