Gli Apeirons vengono da Teramo e sono formati da Armando Di Ridolfi alla batteria, Nicolò di Giammartino al basso, Giovanni Silenzii e Claudio Patta alle chitarre e Valentino Manucci alla voce. Nonostante il gruppo si definisca prog metal, credo che il genere proposto sia da considerarsi più un hard rock pesante, quasi un classic metal. I tempi, infatti, sono quadrati e rimangono invariati durante i brani e non vi sono mai progressioni armoniche modulanti, per cui non ritengo si tratti di prog. Gli arrangiamenti sono molto essenziali a favore dei riff, che ritengo di grande impatto.
Quello che non capisco è la scelta di un cantato italiano che, a mio parere, rovina un po' il tutto.
Ma andiamo al track by track.
La prima traccia, "Alter Ego", ha un tempo sostenuto; brano di grande impatto ma di cui si perde un attimo il senso se ci si concentra sul cantato: niente male a livello compositivo ed esecutivo, ma, torno a ripetere, l'italiano rischia di alleggerirlo.
Il solo parte piuttosto bene; l'intenzione è ottima, i suoni di entrambe le chitarre sono molto buoni ma attenzione alle note fuori scala!!!!
Il secondo brano, "L'aura d'amore", è un 12 ottavi piuttosto cadenzato, con ritornelli molto efficaci. Le linee vocali sono piuttosto particolari, ma sempre in italiano.
Molto bello l'assolo, poche note ma messe nel posto giusto!!!!
"A testa alta" torna su tempi sostenuti. Inizia con un fill di batteria molto bello, quasi Helloweeniano e una frase di chitarra elettrica.
Ottima la performance del batterista che, su un semplice 4 quarti riesce a far perdere la staticità del tempo quadrato. Ottimo l'assolo di chitarra.
In conclusione, date le premesse, credo sia azzardato parlare di prog; in tutti e 3 i brani infatti non vi sono cambi di tempo nè modulazioni particolari.
Ottimo il lavoro del batterista (dotato tra l'altro di un'ottima tecnica) che ha saputo dare movimento a tempi statici, lavorando molto su cambi d'accento e suddivisioni ritmiche.
Ancora mi sento di puntare il dito sulla scelta delle liriche in italiano, lingua poco musicale, e ancora di meno se inserita in un contesto metal, che rischia di rendere una melodia troppo cantilenante, data la metrica e la cadenza delle parole stesse.
Inoltre credo sia un punto a sfavore del prodotto stesso che, volendo poi rivolgersi ad un mercato estero, avrebbe serie difficoltà nell'essere compreso.
Il consiglio è di prendere in considerazione l'utilizzo di linee vocali in inglese che, data la buona capacità d'esecuzione, nonchè di composizione del cantante, darebbero maggior valore ad un prodotto musicalmente molto valido.
Le registrazioni sono piuttosto buone ma la produzione dell'artwork, purtroppo, lascia a desiderare, sia per quanto riguarda la copertina del demo, sia per la mancanza di una serigrafia del cd, cose che spesso si tende a sottovalutare ma che sono importantissime.
Il logo è davvero azzeccato, bello nelle linee, comprensibile, corto e che rimane impresso.