Gli Edguy sono
da più parti indicati come il nome nuovo
del power metal europeo, ma a dire il vero l’aggettivo
‘nuovo’ non si addice più al
combo tedesco, dal momento che già nel
corso del 2002 ha festeggiato il suo decennale.
La storia del gruppo inizia infatti nel 1992,
quando quattro compagni di scuola non ancora quindicenni
(il cantante, bassista e tastierista Tobias Sammet,
il chitarrista solista Jens Ludwig, i chitarrista
ritmico Dirk Sauer e il batterista Dominik Storch)
decidono di formare un gruppo per suonare hard
rock ed heavy metal. Gli Edguy nascono quindi
come cover band di gruppi quali AC/DC, Iron Maiden,
Deep Purple e Kiss, ma ben presto si rendono conto
che la loro vera dimensione va oltre la riproposizione
di brani scritti da altri e cominciano a scrivere
materiale per conto loro.
Il periodo “storico-musicale”,
in realtà, non è propriamente
favorevole alla nascita di un nuovo gruppo metal:
nel mondo, infatti, impazza il grunge e la “Nirvana-mania”
è già dilagata da tempo. Le risposte
delle varie case discografiche al materiale
di Sammet & C. sono di conseguenza quantomeno
scoraggianti... Il quartetto però non
si perde d’animo e continua a lavorare
sodo per conseguire i propri obiettivi: nel
frattempo l’orientamento del mondo musicale
cambia e dopo 5 anni di “sofferenze”,
infine, giunge l’agognato contratto. A
fiutare le potenzialità degli Edguy è
la AFM Records, che mette i ragazzi sotto contratto
e fa loro incidere l’acerbo, ma interessante
“Kingdom Of Madness” (1997). I risultati
non sono proprio esaltanti, ma il gruppo non
si scoraggia e si prepara a sfruttare nel migliore
de i modi la seconda occasione concessagli.
Prima di tornare in studio, però, Dominik
Storch decide di abbandonare la band. Viene
rimpiazzato provvisoriamente da Frank Lindenhall,
ma già prima dell’uscita del nuovo
album si conosce il nome del sostituto “definitivo”:
si tratta di Felix Bohnke (la cui foto sarebbe
finita addirittura sul booklet del CD anche
se in definitiva lui non ne aveva suonato nemmeno
una nota...).
Acquisita esperienza e un pizzico di “mestiere”
in più, gli Edguy sono pronti a fare
il botto: nel 1998 vede la luce “Vain
Glory Opera”, da molti considerato ancora
oggi il loro miglior lavoro. In effetti pezzi
come la title-track, “Out Of Control”,
“Walk On Fighting” e “How
Many Miles” diventano subito dei classici
non solo nelle esibizioni dal vivo della band.
La giovane età dei componenti si percepisce
ancora in certi passaggi, ma senza dubbio la
vicinanza di certi mostri sacri del power (hanno
partecipato all’album come ospiti Hansi
Kursch e Timo Tolkki) ha contribuito a far fare
un notevole salto di qualità ai quattro
ragazzi, che dopo breve tempo... Diventano cinque!
Sammet decide infatti di abbandonare il basso
per dedicarsi completamente al suo ruolo di
cantante e così entra in pianta stabile
nel gruppo il bassista Tobias “Eggi”
Exxel (ex Squealer).
Con la line-up finalmente stabilizzata, gli
Edguy si chiudono in studio per consolidare
la loro posizione di “new sensation”
del power: il risultato è “Theater
Of Salvation” (1999), un disco nel quale
l’ulteriore maturazione dei membri del
gruppo è tale da annullare ogni pecca
dal punto di vista stilistico e tecnico. L’album
è decisamente più tirato e potente
del precedente, eppure conserva un invidiabile
gusto per le melodie: si va creando quello che
di lì a pochi anni diventerà lo
“stile-Edguy”.
Tra un concerto e l’altro (di spalla
a grandi nomi come Gamma Ray e Savatage tra
gli altri), gli Edguy trovano il tempo di far
uscire un’edizione completamente ri-suonata
di “The Savage Poetry” (2000, il
demo originale era uscito nel 1995), nella quale
migliorano ulteriormente il loro affiatamento
e mettono in mostra tutte le potenzialità
di quelle canzoni scritte da diciottenni e registrate
senza troppi mezzi a disposizione, ma che con
capacità ed attrezzature adeguate si
trasformano completamente dimostrando di non
avere nulla da invidiare alle loro “sorelle
maggiori” (pur con tutti i limiti che
possono avere brani creati da degli adolescenti).
Gli Edguy sono ormai un inarrestabile treno
in corsa: il loro successo crescente li consacra
come la vera rivelazione di fine anni ’90,
ma l’inizio del nuovo millennio ha in
serbo per i ragazzi di Fulda altre importanti
soddisfazioni. Soddisfazioni che Tobias Sammet
si prende in anticipo sugli altri membri del
gruppo facendo uscire nel 2001 la prima parte
del suo imponente progetto solista “The
Metal Opera”, con il monicker “Avantasia”.
Il progetto è ambizioso ed affianca ad
un supergruppo (alle chitarre Henjo Richter
dei Gamma Ray, al basso Markus Grosskopf degli
Helloween e alla batteria Alex Holzwarth dei
Rhapsody) una serie di cantanti fenomenali (su
tutti: Kiske, DeFeis, Hansen, Matos e lo stesso
Sammet): ognuno di loro recita una parte ben
precisa in un “copione in musica”
steso da Tobias Sammet e i risultati sono eccellent
i, tanto da valere all’opera l’impegnativo
appellativo di “Keeper Of The Seven Keys
Pt. III”. Ma gli eventi del 2001 non sono
finiti qui: in questo anno di grazia esce probabilmente
il miglior album degli Edguy, ossia “Mandrake”.
Un album che condensa mirabilmente tutto quello
che il gruppo è riuscito a fare nella
sua breve, ma intensa carriera. Pezzi come “Mandrake”,
la splendida “Jerusalem”, “Nailed
To The Wheel”, “The Pharaoh”,
“Painting On The Wall”, “Save
Us Now” entrano di diritto nel novero
del miglior materiale mai scritto dal gruppo
che viene proiettato definitivamente nell’olimpo
del power europeo.
Da un grande album ad un grande tour, finalmente
da headliner, il passo è breve e gli
Edguy si ritrovano a girare il mondo e a calcare
i palcoscenici di quattro continenti riscuotendo
consensi unanimi un po’ dappertutto. Durante
il “Mandrake Tour” viene presa la
decisione di registrare alcune esibizioni per
trarne, più avanti, un album live.
La frenetica attività della band prosegue
senza sosta, ma ancor più impegnato è
il suo cantante: Tobias Sammet, infatti, nel
2002 fa uscire la seconda parte della sua “Metal
Opera”. Stavolta la fatica è senza
dubbio minore in quanto i pezzi di questo lavoro
erano stati registrati in concomitanza con quelli
della prima parte; quello che non cambia, invece,
è il successo del disco che, sebbene
sia leggermente inferiore a quello oceanico
ottenuto dall’altra “metà”,
si attesta su livelli assoluti.
Con le registrazioni degli spettacoli effettuate
durante il tour di “Mandrake”, gli
Edguy approntano il loro primo album dal vivo:
dopo 5 album in studio il momento sembra essere
maturato e così, nell’estate del
2003 esce “Burning Down The Opera”,
la perfetta summa di un concerto degli Edguy.
Potenti, precisi, divertenti, melodici... Tutto
quello che il gruppo riesce ad incarnare sul
palco esce dagli altoparlanti dello stereo quando
nel lettore CD c’è questo disco.
Una cura particolare per il packaging ed una
ricchezza di contenuti inusuale per un album
live sono i valori aggiunti di un lavoro che
già di per sé si attesta su livelli
superiori alla media.
Terminato il lunghissimo tour mondiale, per
la band non è ancora il momento di riposarsi:
secondo la filosofia del “battere il ferro
finchè è caldo”, infatti,
entra nuovamente in studio per registrare i
pezzi del nuovo album. Nel frattempo c’è
stato un cambio di label ed alla AFM Records
è subentrata la Nuclear Blast. Siamo
ai giorni nostri: a Febbraio 2004 esce il singolo
apripista “King Of Fools” (contenente
ben 3 brani inediti ed una traccia multimediale:
praticamente un mini-album) e a distanza di
un mese “Hellfire Club”, sesto studio-album
degli Edguy, è nei negozi di mezzo mondo.
Ancora una volta il disco non delude le attese
e, anche se forse non arriva ai livelli di “Mandrake”,
segna un altro passo importante nella carriera
del gruppo. I riscontri di vendita sono ottimi
ed in Germania si registrano addirittura le
pr ime comparsate in televisione (in alcuni
programmi musicali dell’emittente Viva
TV). Che sia finalmente giunto il momento del
“riposo dei guerrieri”? Ma nemmeno
per idea! Se non fossero iperattivi non si chiamerebbero
Edguy e così la band è già
partita per l’ennesimo tour mondiale,
ancora una volta da headliner, ancora una volta
con quella carica di energia, ironia e genuinità
che sono i principali ingredienti di un successo
più che meritato.